Auto autonoma, tra ostacoli legislativi e investimenti tecnologici



Prototipo di Google Car

“Nel panorama legislativo italiano la guida automatica non è attualmente considerata: in questo momento non ci sono tavoli legislativi aperti, ma solo di ricerca”. Lo raccontava qualche tempo fa a Wired Olga Landolfi, Segretario Generale dell’Associazione Italiana per la Telematica per i Trasporti e la Sicurezza (TTS Italia), che lamentava il fatto che in Italia, al di là di sporadiche sperimentazioni, mancasse quasi del tutto l’interesse per la guida automatica.

Qualcosa da quella intervista è cambiata, e, prima o poi, anche il nostro Paese potrebbe adeguarsi a un trend che, non senza inciampi e difficoltà, si sta facendo largo a livello mondiale. Per quanto riguarda le driverless car, la questione giuridica è tutt’altro che un aspetto secondario, che presenta implicazioni superiori persino ai passaggi tecnologici ancora necessari per perfezionare i veicoli. Oggi i primi governi si sono resi conto che le auto senza pilota sono il futuro che bussa alla porta. A maggio in Germania è stata approvata la prima legge europea che consente la sperimentazione sulle strade delle cittadine.

I vincoli rimangono: la Camera alta del Parlamento ha stabilito che ogni veicolo dovrà montare una scatola nera, accessibile alle forze dell’ordine su richiesta, che ne registri le informazione e gli spostamenti, che il guidatore potrà togliere le mani dal volante, ma dovrà essere sempre pronto a prendere il controllo dell’auto in caso di emergenza, che non si potrà utilizzare la guida autonoma in caso di cattivo tempo e che, se ci fosse un incidente, la responsabilità sarà dell’automobilista e non della casa costruttrice.

Altre novità da un punto di vista legislativo sono arrivate da oltre oceano. Recentemente in California è stata approvata una legge che riconosce la possibilità di fare circolare in strada le auto che riescono ad essere completamente autonome durante gli spostamenti. Anche in questo caso la legge prevede che ciascun mezzo sia dotato di un data recorder. Le sperimentazioni sono in corso anche in Nevada e in Florida, e, dalla scorsa primavera, a New York. L’automazione pare dunque destinata, passo dopo passo, a prendere il possesso delle facoltà di guida, e a fare deflagrare un giro di affari che una ricerca commissionata da Intel a Strategy Analytics stima in 7mila miliardi di dollari entro il 2050.

Ma di cosa si parla esattamente quando ci riferiamo all’auto autonoma?
Secondo gli standard della Sae, la Society of Automotive Engineers, ci sono cinque livelli. Le auto in circolazione attualmente stanno all’interno dei primi tre. Con gli anni sono aumentati gli strumenti, dall’Abs all’assistente per il parcheggio, fino alle frenate d’emergenza o al controllo della velocità, che migliorano performance e esperienza di guida, ma il primo stadio nel quale ha senso parlare di guida autonoma corrisponde al terzo, noto come automazione condizionale, quello in cui i sofisticati sistemi sensoristici dell’auto sostituiscono pienamente l’autista nel controllo del veicolo, per eseguire certe manovre. In pratica l’auto riesce da sé a controllare acceleratore, sterzo e freni in situazioni ben definite, e avverte il guidatore quando deve essere pronto ad intervenire. Oggi le Tesla (Model S, X e 3) sono a cavallo fra il secondo e il terzo livello, come alcune Bmw (su tutte la i3). Il passaggio epocale, quello a cui le case automobilistiche e i giganti dell’hi-tech lavorano, avviene con il quarto e il quinto livello, definiti di alta e piena automazione. Sono quelli in cui il veicolo legge l’ambiente circostante, fino a non richiedere mai l’intervento umano.

Il percorso era iniziato tanti anni fa. Nel 1925 Houdina Radio Control presentava un veicolo radiocontrollato, mentre nel dopoguerra General Motors prima e Mercedes-Benz poi proponevano i loro modelli in grado di procedere per dei tratti senza piloti. La ricerca si è intensificata con gli anni ’90 e ancora di più nell’ultimo decennio. Dal 2009 a oggi General Motors, Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz, Audi, Toyota, Nissan, Volvo e Bmw, Google e Tesla sono state tutte impegnate nello sviluppo di veicoli a guida autonoma.
Appuntamenti come il Ces di Las Vegas sono ormai cannibalizzati dalle vetture autonome, mentre sempre più i colossi della tecnologia investono sul settore, ritenuto tra i più disruptive dei prossimi anni. Un anno fa Fiat-Chrysler e Google hanno siglato un accordo per la produzione di van Pacifica autonomi. La nuova A8 di Audi, presentata lo scorso luglio, sarà la prima macchina a guidarsi da sola, toccando la piena applicazione degli standard definiti dalla Sae per il terzo livello di automazione: fino a 65 km/h la vettura è in grado di procedere e decidere se accelerare, frenare o cambiare direzione, pur lasciando sempre il controllo al guidatore. Secondo Ryan Eustice, co-direttore per lo sviluppo autonomo di guida presso l’Istituto di Ricerca Toyota (TRI), le prime vetture realmente autonome arriveranno entro i prossimi 5-10 anni. Entro il 2030 i guidatori saranno sostituiti dai computer di bordo.

I vantaggi che le driverless car presentano sono molto rilevanti. Anzitutto il conducente potrà dedicarsi a altre attività, mentre qualcuno guida per lui. Le auto autonome, inoltre, sono pensate per essere messe a disposizione di tutti, senza limiti per chi ha delle disabilità. I veicoli comunicheranno tra loro, scambiandosi dati su posizione, velocità di marcia e altre informazioni utili: il traffico in questo modo si ridurrà. Si potranno inoltre evitare brusche frenate e accelerazioni improvvise, ottimizzando il consumo di carburante e dando una mano all’ambiente. Non vanno però sottovalutate le potenziali problematiche. Con un prezzo minimo di circa 100 mila dollari, le auto a guida autonoma non saranno alla portata di tutti. I veicoli, in più, diventano a rischio hacker e potrebbero risultare inutilizzabili in caso di pioggia o neve, che andrebbe a  interferire con i sensori montati sul tetto del veicolo. Senza contare i posti di lavoro a rischio per tassisti e autisti dei mezzi pubblici.

L’ultimo aspetto da sottolineare, forse il più importante, è relativo alla sicurezza. E si tratta di un segno più. Grazie ai sensori e agli algoritmi predittivi, l’automobile senza conducente sarà in grado di valutare i rischi e in alcuni casi di prevederli. Non tutti sono d’accordo: l’assenza della mano umana sul volante è vista in alcuni ambienti come un pericolo, ed è questo uno degli argomenti che rallenta il processo per l’immissione sul mercato dei veicoli. Secondo Strategy Analytics nel periodo della piena evoluzione della guida autonoma, calcolato fra il 2035 e il 2045, risparmieremo invece almeno 585mila morti su strada, diminuendo gli incidenti. Anche i robot sbagliano, ma gli standard di sicurezza si alzeranno e il traffico sarà ridotto. Un passo in avanti non di poco conto.

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Fonte: WIRED.it