Westworld 2, analisi di Phase Space



Dopo una puntata incentrata quasi esclusivamente su Shogunworld, Westworld torna al suo equilibrio, in una puntata ricca di colpi di scena in cui decide di abbandonare la molteplicità di linee narrative per concentrarsi sul “binario centrale”, quello a pochi giorni dalla rivolta degli androidi.

Una scelta forse non molto elegante, ma dettata dal bisogno di tirare le fila, svelare qualche carta e chiudere un po’ di linee narrative, che rende questa puntata densa, ma forse un po’ goffa nel suo bisogno di doverci dire tutto dopo aver lasciato le cose in sospeso per molto tempo. Purtroppo, dobbiamo già abbandonare le ambientazioni giapponesi con una spettacolare veduta del Monte Fuji e salutare Shogunworld con un duello che ancora una volta si inserisce nella tradizione del cinema di genere nipponico. Poco utile ai fini narrativi (come tutta questa parte) ma assolutamente divertente da vedere.

Si chiude, ma per certi versi continua, la grande ricerca di Maeve della sua figlioletta e lo fa nell’unico modo possibile: con la scoperta di un’altra madre e del fatto che la piccola non la riconosce.

Un momento forse un po’ vuoto, dopo tutto questo tempo, anche un po’ telefonato, ma in fondo la costante di Westworld è che nessuno ottiene veramente ciò che vuole. Un incontro furbescamente disturbato dagli unici che non obbediscono a Maeve: i nativi della Ghost Nation, la cui funzione è ancora tutta da capire e restano forse il vero enigma della stagione: li comanda Ford? Agiscono da soli come “anticorpi” del parco? Il loro atteggiamento non sembrava poi così aggressivo.

Parliamo invece di Dolores, che nel consueto incipit con Arnold spariglia le carte ci mostra che in verità era lei a testare Bernard, una rivelazione che mette in moto due domande: Bernard tradirà tutti per aiutarla o sono entrambe pedine di Ford?

Ford, sempre Ford, ormai letteralmente un deus ex machina che ha trovato la soluzione all’immortalità difettosa dentro il corpo di un androide vivendo dentro la Culla, un nome che rimanda a una nuova nascita, ma che cita Matrix, essendo una specie di simulazione della vita sotto forma di codice, e che visivamente ricorda i super computer di Neon Genesis Evangelion. Sapevamo che c’era lui dietro tutto questo, lo intuivamo prima delle parole di Elsie e ne abbiamo avuto conferma oggi. Cosa cambia? Abbiamo due strade di fronte a noi: Bernard uccide il Ford digitale per la questione della “fedeltà” a Dolores, oppure Ford e Bernard saranno i responsabili dell’allagamento del parco. Di certo per ora la tesi di Teddy dentro il corpo di Bernard non sembra trovare più riscontro.

Parliamo invece di Teddy, che è un po’ il simbolo di questa puntata: il tempo stringe, spariamo a tutti e risolviamo la questione. Dolores non sembra poi così tanto convinta di aver fatto la scelta giusta creando questa specie di macchina per uccidere. Gli spettatori che vedono Westworld come troppo lento invece ringraziano, perché finalmente il treno parte e si avvia a una resa dei conti con le forze speciali della Delos, che nel frattempo hanno inchiodato il povero Abernathy.

Il momento più bello della puntata e il vero colpo di scena forse è stato vedere Ed Harris sorridere, imbarazzarsi durante il dialogo con sua figlia e ingannarci tutto. Perché sono sicuro che anche voi per un secondo avete creduto a un Uomo in Nero redento e pronto a cavalcare verso il tramonto con su figlia.

Phase Space è stato senza dubbio un episodio ricco di novità, ma anche frettoloso. Il bisogno di dirci tanto in poco tempo frutto delle prime puntate e del loro girare a vuoto si vede oggi, alla resa dei conti. Se guardiamo la puntata come “qualcosa da commentare su Reddit dopo averla vista, fantasticando sulle teorie” senza dubbio ha offerto parecchio materiale. C’è stato il ritorno di Ford, la rivelazione sui dialoghi di Bernard, Killer Teddy, la Culla e il crollo di ogni certezza di Maeve, che dopo aver fatto tanto si trova con una bambina che non la conosce. Dal punto di vista della messa in scena invece la fretta ha tolto peso ai momenti di pathos, alcune parti ormai si trascinano da troppo tempo per risultare ancora interessanti (vedi i continui flashback di Maeve con la figlia) e il risultato è meno potente del dovuto, salvo il colpo di scena finale. Una buona puntata, ma i fasti della prima stagione sono lontani.


Fonte: WIRED.it