Galaxy S9, in arrivo app non rimovibili e pubblicità



(Foto: Lorenzo Longhitano)

Tra gli optional per smartphone dei quali molti farebbero volentieri a meno ci sono sicuramente le app che c’entrano poco o nulla con l’utilizzo del telefono. Che si tratti di aggregatori di notizie, giochi, strumenti o duplicati di app già esistenti, produttori e operatori telefonici le preinstallano in memoria per le motivazioni più svariate, ma raramente migliorano l’esperienza d’uso del gadget. Prossimamente sarà il turno di Samsung, che negli Stati Uniti ha stretto un accordo con l’operatore telefonico Verizon per portare sui dispositivi di fascia alta della serie Galaxy una serie di app che potrebbero arrivare anche sui modelli italiani.

L’annuncio infatti è arrivato da Oath, società del gruppo Verizon che non si occupa strettamente di telecomunicazioni ma della creazione di contenuti, generata dall’acquisizione di Yahoo! ormai l’anno scorso. Oath diventerà uno dei principali fornitori di contenuti per l’assistente digitale Bixby e porterà sugli smartphone del produttore coreano un pacchetto di software comprensivo di un feed di notizie, un’app dedicata all’informazione sportiva a marchio Yahoo!, gli aggiornamenti finanziari dell’app Yahoo! Finance e la piattaforma di contenuti in streaming go90, il tutto corredato da una serie di contenuti pubblicitari nativi all’interno di Galaxy Apps e Game Launcher, rispettivamente lo store digitale e l’hub per il gaming di Samsung.

L’accordo nasce negli Stati Uniti ma, come ha già chiarito Oath, sarà esteso anche ad altri paesi a livello globale, dei quali però non sono stati specificati i nomi; Verizon potrà così raggiungere con i suoi contenuti (e i suoi annunci) un pubblico di diversi milioni di persone, mentre Samsung raccoglierà i frutti dell’accordo sotto forma di percentuali sulle inserzioni.

Considerato che si parla di smartphone da 900 euro, la speranza è almeno che le app non occupino troppo spazio in memoria (dato che questo genere di app non si può neppure disinstallare) e che le pubblicità non siano invasive.


Fonte: WIRED.it