Roberto Viola: “Entro il 2023 l’Europa avrà il supercomputer più potente al mondo”



Al Wired Next Fest il direttore generale della Dg Connect Ue lancia la sfida dell’Europa per un supercalcolatore che faccia concorrenza a Usa e Cina

Tocca recuperare terreno. E presto. Perché in tre anni l’Europa è finita fuori dalle prime dieci posizioni della classifica dei supercomputer mondiali. I supercalcolatori, in una sigla Hpc (high performance computing) servono per elaborare studi medici approfonditi. Per prevedere scenari meteorologici attendibili. Difendersi dagli attacchi informatici. Accelerare la difesa militare e la corsa nello spazio. Decrittare informazioni critiche. L’Europa, però, non ha più un supercalcolatore abbastanza potente per competere con le altre potenze. La classifica mondiale è un testa a testa tra Cina e Stati Uniti. Il Giappone resiste nelle ultime posizioni.

La contromossa della Commissione europea è un piano da un miliardo di euro. “Noi costruiremo entro il 2023 il supercomputer più potente al mondo”, ha spiegato al Wired Next Fest 2018 Roberto Viola, direttore generale della Dg Connect della Commissione europea. Ossia la direzione che si occupa di reti, telecomunicazioni, ma anche cinema, multimedia, e commerce e cybersicurezza.

Per sintetizzare una nuova medicina ci vogliono più o meno tre anni, con un supercalcolatore trenta minuti”, ha spiegato Viola. “I cittadini potranno accedere a diagnosi precise, fatte con il supercomputer, e alla medicina personalizzata”. Ossia, “risposte date sulla base del nostro dna. Ciascuno avrà una mappa genetica elaborata dal supercomputer e il medico farà la prova al supercalcolatore della medicina per vedere se ha effetti collaterali”. Attraverso il cloud le risposte arriveranno direttamente sullo smartphone.

Nel suo prossimo piano di budget la Commissione europea ha preventivato di aumentare i fondi per il digitale. Nel settennato 2021-2027 “li raddoppieremo”, ha dichiarato Viola: “Passeremmo da 800 milioni a più di 1,2 miliardi ogni anno”. Aumentano i piani da finanziare. È il caso di Wifi4Eu, l’iniziativa comunitaria per realizzare connessioni internet wifi gratuite nei piccoli comuni. Il bando per raccogliere le domande si è aperto il 15 maggio e mette a disposizioni in tre anni 120 milioni di euro. “Diamo un aiuto ai piccoli comuni, circa 20mila per un wifi pubblico e gratuito, senza pubblicità e senza dati dei cittadini. Ci eravamo preparati per distribuire 6mila vouhcer, abbiamo avuto successo impressionante: con la registrazione abbiamo avuto 20mila comuni europei”, ha dettagliato Viola: “Ora il problema è come avere i fondi e come darli”.

Sul fronte delle infrastrutture l’altro pedale su cui accelerare è il 5G. Entro il 2020, anno in cui lo standard delle nuove reti di quinta generazione entrerà in funzione, “vogliamo avere tutte le città e tutte le grandi autostrade connesse con il 5G”, ha spiegato Viola. La sperimentazione sugli assi viari, che consentirà alle auto a guida autonoma di viaggiare, è appena cominciata. “Stiamo provando con le autorità italiane a collegare l’autostrada del Brennero. È un’autostrada complicata”, ha riconosciuto il direttore generale. La prima applicazione coinvolgerà i mezzi pensati. “Si chiama truck platooning, ossia un convoglio di camion, uno appresso all’altro a velocità costante. Un treno di camion a guida autonoma che renderà la strada più sicura”, ha detto Viola.

La crescita dell’infrastruttura chiama in causa anche nuovi strumenti di difesa. Dopo l’entrata in vigore del general data protection regulation (Gdpr), il nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali, l’Europa è impegnata su due fronti. Il primo è la direttiva Nis per la cybersicurezza, entrata in vigore il 9 maggio. “Ogni paese europeo deve dotarsi di un piano per difendersi dal cybercrime e preparasi a un attacco a infrastrutture critiche, come porti, aeroporti, elettrodotti, acquedotti. Abbiamo chiesto agli stati membri che si dotino di una strategia per le infrastrutture critiche, si assicurino che siano protette e abbiamo un centro di coordinamento”, ha spiegato Viola.

Il terzo tassello finora è solo una proposta: e-privacy. “Si occupa dei dati transito, del canale di trasmissione”, ha precisato il direttore. “Prendiamo la mail: c’è un momento in cui transita da te a me. Alcuni provider hanno iniziato a leggere mail prima di voi. Non si può fare”. Per questo, ha spiegato Viola, l’obiettivo è fermare le violazioni: “È come se qualcuno aprisse le buste prima che arrivino”.


Fonte: WIRED.it