“Decollano” gli affari di D-Orbit, la startup italiana che porta i nano satelliti nello spazio



Per l’industria dello spazio è uno degli assi di sviluppo del futuro: i nano satelliti, sempre più usati per la sicurezza marittima, in ambito agricolo e per servizi di meteorologia. Ed è in questo mercato che si inserisce D-Orbit, startup comasca specializzata in sistemi di lancio, posizionamento e rimozione dei satelliti. L’azienda ha stretto un’alleanza di business  Arianespace, gruppo francese di trasporto spaziale commerciale, per assicurarsi un lancio verso lo spazio. D-Orbit potrà così mandare in orbita le sue navicelle per trasportare e collocare nano satelliti.

In Europa, Asia e Nord America sono sempre di più le aziende che puntano a creare la propria “costellazione” di satelliti, la cui quantità può oscillare dalle 20 alle 200 unità a seconda dell’obiettivo.  I settori spaziano dall’internet of things alle telecomunicazioni, il monitoraggio della navigazione aerea e marittima, il controllo della superficie terrestre per prevenire gli incendi o anche per l’agricoltura.

L’obiettivo è controllare l’intera superficie terrestre a costi ridotti rispetto a quanto avviene con la telefonia satellitare. Questo è possibile se si producono satelliti più piccoli, che costano meno in ogni fase: progettazione, produzione e lancio”, spiega Renato Panesi, cofondatore e responsabile commerciale di D-Orbit. E aggiunge: “Questi satelliti hanno una vita di qualche anno e verranno successivamente sostituiti con strumenti tecnologicamente più avanzati rispetto ai precedenti.

Si ha quindi un abbattimento dei costi e un miglioramento dei servizi”.

L’accordo con Ariane consente a D-Orbit di pianificare nel 2019 un lancio del suo vettore di trasporto di nano satelliti, Ion Cubesat carrier, con il lanciatore Vega dei francesi dallo spazioporto europeo di Kourou nella Guyana Francese, nell’ambito di Small spacecraft mission service, la prima missione dell’Agenzia spaziale europea (Esa) dedicata al lancio di piccoli satelliti, il cui peso potrà essere al massimo di 200 chili. L’obiettivo di questo programma è stimolare il promettente mercato dei piccoli satelliti con un sistema che permetta la condivisione del costo di lancio su Vega.

Il Cubesat carrier trasporterà al suo interno un gruppo di nano satelliti da rilasciare uno alla volta, ciascuno nella propria posizione orbitale. “Vega è un vettore più piccolo rispetto ad Ariane, che è invece capace di trasportare satelliti di grandi dimensioni. Su Vega potranno essere trasportati satelliti di 500 chili al massimo. In questo momento, questo è particolarmente favorevole, perché i nano satelliti sono sempre più utilizzati”, spiega Panesi.

In futuro anche le aziende più grandi, che per ora hanno rivolto la propria attenzione ai mercati tradizionali, dovranno dotarsi di tecnologie idonee per gestire i nano satelliti. Secondo Panesi questo apre a due evoluzioni del mercato: “Molte delle startup verranno acquisite dai colossi come Boeing, altre nel frattempo saranno cresciute e non saranno più startup”. Il progetto consente di immaginare nuove applicazioni di business: In orbita potremmo testare progetti biologici, farmaceutici, studiare pannelli solari più efficient. Per D- Orbit, che era conosciuta solo per i propri servizi di decommisioning, si apre un nuovo, importante capitolo”.


Fonte: WIRED.it