Come funzionano le auto di Formula E

Come funzionano le auto di Formula E



Domani è il grande giorno. Dopo mesi di preparazione e di polemiche, Roma finalmente ospiterà la tappa italiana della Fia Formula E Championship, la Formula E insomma, il campionato riservato alle vetture elettriche ad altissime prestazioni. Settima tappa della quarta stagione, l’evento romano per gli amanti del motorsport è epocale: la corsa infatti si svolgerà su un circuito cittadino nel cuore della città e più precisamente al’Eur.

Roma per un giorno si trasformerà quindi in Montecarlo con questi bolidi che correranno sulle vie che molti romani percorrono ogni giorno per andare al lavoro. Da Piazza Marconi e il suo celebre obelisco passando per il Luneur Park e il Palazzo dei Congressi, dove sono pit lane e box, il circuito di 2,7 chilometri si snoda lungo 21 curve e c’è da giurare che offrirà un alto tasso di spettacolo. Per non farti trovare impreparato abbiamo composto questa guida su team, piloti e tecnologia che si celano dietro a uno degli sport più intriganti (e meno conosciuti) degli ultimi anni.

Auto uguali per tutti
La prima cosa a saltare all’occhio è le auto di Formula E sono tutte uguali. A differenza degli altri sport motoristici, i 20 piloti delle dieci squadre concorrenti hanno a disposizione lo stesso telaio e la stessa batteria e le squadre lavorano per conto proprio solo su motore, inverter, cambio e sistema di raffreddamento. Possiamo vedere il campionato come una vera celebrazione dell’Italia. Le vetture sono infatti realizzate dalla Dallara, celebre azienda del motorsport fondata nel 1972 a Varano de’ Melegari, in Emilia, che con Spark Racing Technology progetta i telai in fibra di carbonio e alluminio e l’involucro del pacco batteria.

La bergamasca Brembo invece sarà il fornitore unico dell’impianto frenante dalla prossima stagione fino al 2021.

Batterie da 320 chili
Va da sé che a fare la differenza nella Formula E è l’abilità del pilota e l’efficienza del gruppo propulsore che viene progettato da ogni squadra per conto proprio. A ogni modo l’auto attuale è lunga 5 metri, larga 1,8 e alta 1,25 e monta una batteria piuttosto piccola, da soli 28 kW, meno di molte delle vetture elettriche che vediamo sulle nostre strade. La scelta si spiega in due modi: prima di tutto si è cercato di contenere il peso, già così le 200 batterie al litio dell’accumulatore pesano 320 chilogrammi, secondo poi le manche di gara sono due e per ognuna si utilizza una vettura differente. Non occorre avere troppa energia a bordo.

Per il prossimo campionato si è scelto di realizzare vetture più potenti e performanti: la Srt05e, la monoposto che dalla stagione 2018/2019 sostituirà l’attuale Srt01e, porterà la potenza massima a 250 kW (340 cavalli) e la batteria avrà una capacità raddoppiata, raggiungendo 54 kW. Così insomma non ci sarà più il cambio auto a tutto vantaggio dello spettacolo.

Come funziona il motore
Il cuore di queste belve silenziose è ovviamente la Power Unit, il sistema propulsivo, che è composto da tre elementi: batteria, inverter e il motore vero e proprio, l’Mgu-K. La parte più importante è l’inverter, il cervello del sistema. Sta ad esso convertire la corrente continua presa dalla batteria in corrente alternata ad alta densità da inviare all’Mgu-K. In pratica, quando si accelera, la batteria fornisce energia all’inverter che a sua volta la passa all’Mgu-K che fa muovere le ruote. In decelerazione invece si attiva il freno motore rigenerativo con la corrente che fa il percorso inverso: l’inverter in questo caso passa l’energia alla batteria ricaricandola.

Potenza variabile
La parte curiosa è che per permettere alle auto di completare la gara, la potenza erogata dai motori viene modificata a seconda del momento della corsa. Nelle sessioni di prove e qualifiche è consentito sfruttare la potenza massima, vale a dire 200 kW, pari a 272 cavalli. Chiaramente i propulsori elettrici possono dare molto di più ma vengono limitati. In gara invece la potenza viene diminuita. Si scende a 180 kW, vale a dire 245 cavalli perché in gara le Formula E vanno in risparmio energetico. Limitano i cavalli per far durare la batteria come facciamo noi quando pigiamo il tasto Eco su una vettura elettrica cittadina. La differenza è che qui lo 0-100 km/h viene bruciato in 2,9 secondi attaccandoti letteralmente al sedile.

Pneumatici da 18 pollici
Le altre specifiche tecniche prevedono il cambio sequenziale a 5, 4, 3 o 2 rapporti a seconda della squadra e c’è anche chi ha optato per un solo rapporto così da sfruttare la poderosa coppia istantanea del motore elettrico. I freni sono standard con due sistemi idraulici separati azionati da un solo pedale mentre per le ruote si è scelto di montare cerchi da 18 pollici con pneumatici Michelin adatti sia all’asfalto bagnato che asciutto. In totale ogni vettura deve pesare minimo 880 chilogrammi pilota compreso.

Anche il pubblico fa la sua parte
Uno dei lati più curiosi della Formula E è che il pubblico può scegliere di dotare il pilota preferito di una dose di potenza in più. Ogni gara è composta da due manche e, grazie al FanBoost, i tre piloti con il maggior numero di voti popolari durante la prima manche ricevono una quantità di potenza aggiuntiva che possono utilizzare nella seconda manche. Per massimo cinque secondi i tre favoriti potranno aumentare la potenza erogata dal motore da 180 a 200 kW dandogli un bel vantaggio. La gara poi diventa interattiva, più coinvolgente, con il pubblico che, in molti casi, può fare la differenza. Per votare, possiamo scaricare l’app della Formula E su Android o iOS o andare alla pagina dedicata al FanBoost.

Meno freni più corri
Altro componente fondamentale delle Formula E è ovviamente il freno. Proprio come le vetture elettriche che troviamo sul mercato, anche queste belve hanno una poderosa frenata rigenerativa che permette di ricaricare le batterie quando le ruote girano liberamente. Le Formula E si guidano quindi in modo differente rispetto alle sorelle a benzina: il pilota tende a veleggiare di più, vale a dire a sfruttare anche la frenata rigenerativa accanto al classico pedale del freno e così a guadagnare circa 30 kW a ogni giro.

Le squadre
Come dicevamo i team in gara sono dieci per un totale di venti piloti. In gara troviamo marchi blasonati come Jaguar, Audi, Renault, Mahindra e Ds, Case che guardano al futuro come la cinese Nio e produttori di componenti come Zf e Schaeffler. Il punteggio è lo stesso della Formula Uno, vale a dire 25 punti al primo, 18 al secondo, 15 al terzo e poi a scalare fino al decimo che porta a casa un punto solo. La pole position fa guadagnare al pilota 3 punti in più, il giro più veloce uno ma solo se arriva tra i primi dieci.

In gara c’è solo un italiano, Luca Filippi, che corre con la cinese Nio, mentre in vetta alla classifica troviamo il francese Jean-Éric Vergne su Techeetah con 109 punti seguito dallo svedese Felix Rosenqvist (Mahindra) a 79 e l’inglese Sam Bird (Ds Virgin) tre punti sotto. La classifica piloti rispecchia quella dei team. Sopra a tutti c’è la cinese Techeetah seguita dall’indiana Mahindra e dalla britannica Ds Virgin.

Come vedere la diretta
Per seguire la Formula E, la scelta in Italia è una sola. La gara sarà trasmessa in diretta su Italia 1 e Italia 2. Si parte alle 10.30 con le libere su Italia 2 poi, alle 14, ci saranno le qualifiche su Italia 1 e Italia 2 ma in differita. La gara vera e propria invece prenderà il via alle 16 e sarà trasmessa in diretta sia su entrambi i canali.


Fonte: WIRED.it