Governo, Lega e Movimento 5 Stelle a un passo dall’accordo



Il parlamento italiano (Getty)

Si è votato domenica 4 marzo ma l’evento clou che rende possibile l’avvio formale della legislatura è successo mercoledì 9 maggio alle 21 circa, quando Berlusconi ha deciso di fare un passo indietro, avviando così le trattative per la formazione di un Governo.

Durante la mattina di mercoledì 9 maggio, Salvini aveva chiesto altre 24 ore di tempo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, deciso a intervenire a gamba tesa alle 17 dello stesso giorno. Appare evidente che Berlusconi avesse già rassicurato Salvini sulla sua disponibilità a farsi da parte.

Entro sera, forse, dovremmo avere un governo che dovrà fare a meno della fiducia di Forza Italia, il prezzo da pagare per avere rinunciato – sulla carta almeno – alla fattiva collaborazione dell’ex cavaliere.

Ore convulse
Intervenuto ai microfoni di Radio Capital solo una manciata di ore fa, Salvini ha mandato tre messaggi contrastanti: ha sostenuto che non avrebbe affossato la coalizione con Fi, che non avrebbe digerito un governo tecnico e che avrebbe provato fino all’ultimo minuto ad armonizzare le parti per formare una maggioranza (cosa possibile solo sacrificando Berlusconi).

Il patto e le trattative
Salvini e Di Maio cercano un accordo, sarà magro e snello, perché dovrà essere perfezionato in poche ore. Nel patto di ferro, stando a quanto riferisce Repubblica, spariscono il conflitto di interessi e le norme anticorruzione. Si tratta soprattutto per cercare un accordo in materia di pensioni e migranti. Anche il reddito di cittadinanza resta un caposaldo, a prescindere dalla reale fattibilità.

Il presidente del Consiglio
Repubblica individua Matteo Salvini agli Interni e Luigi Di Maio agli Esteri. I ministeri delle Telecomunicazioni saranno capitanati da un leghista, per dare ossigeno all’impero della famiglia di Arcore.

La presidenza del Consiglio potrebbe essere affidata a Enrico Giovannini (che non dispiace al Quirinale) ma c’è spazio anche per Giancarlo Giorgetti, che piace sia a Di Maio sia a Mattarella. L’alternativa che verrà proposta dal Carroccio è Giulia Bongiorno, avvocato vicina a Berlusconi e che quindi fa storcere il naso al Movimento 5 Stelle che però, escluso Di Maio, non ha alternative forti da fare sedere a Palazzo Chigi. L’eventualità di affidare la presidenza del Consiglio a un nome terzo non è nuova, riecheggia nelle ampie sale del Quirinale da giorni.


Fonte: WIRED.it