Startup, i 5 consigli di Jessica Malfatto per non sbagliare con i media

Startup, i 5 consigli di Jessica Malfatto per non sbagliare con i media



Jessica Malfatto è Digital PR specialist per startup e co-fondatrice di DigitalPR.pro, un’agenzia che si occupa di formazione e consulenza in ambito di comunicazione. Inoltre, è responsabile dell’area PR in Italia per l’agenzia pubblicitaria spagnola Jezz Media. Qualche tempo fa, ha avvertito il bisogno di fissare nero su bianco alcune regole per la costruzione di un metodo di lavoro.

Vietato improvvisarsi PR

La comunicazione non si improvvisa perché è forse il frangente più delicato della vita della propria impresa. La confusione in merito, racconta Jessica Malfatto, è davvero molta. Ci sono startup che iniziano ad affermarsi e raccolgono clienti e capitali significativi ma non si fanno conoscere perché troppo occupate a monetizzare dunque tralasciano i rapporti con la stampa e ci sono realtà che perseguitano i giornalisti con annunci sensazionalistici che non corrispondono al prodotto o al servizio offerto. Da questa esigenza di fare chiarezza, costruendo un metodo di lavoro preciso ma anche onesto, è nato un libro, Strategie di Digital PR per startup (Dario Flaccovio Editore) che è un po’ il breviario che ciascun imprenditore dovrebbe sempre portare sottobraccio e tenere sul proprio comodino. StartupItalia! ha chiesto alla sua autrice 5 consigli da tenere in considerazione prima di improvvisarsi PR.

1.Pensare prima al prodotto e poi alle PR

«Spesso – rivela con un pizzico di amarezza Jessica Malfatto – sono costretta a rifiutare un incarico perché mi accorgo che la startup che mi ha contattata è in realtà appena agli inizi». Molto più comune di quanto non si pensi, infatti, l‘errore di voler fare sapere al mondo di esistere, con il rischio però di tralasciare il fatto che in effetti non si esista ancora, avendo nella propria faretra solo qualche bel progetto e diversi buoni propositi. «Si rischia l’effetto opposto, spiega Jessica Malfatto – perché se non si ha nulla di concreto in mano il giornalista se ne accorge».

2. Quando si parla al giornalista “mostrare e non annunciare”

Secondo l’autrice di “Strategie di Digital PR per startup” «Una regola d’oro è evitare gli annunci strillati, pensando di poter fare credere di essere il solo player in quel settore del mercato o di avere appena scoperto il sacro Graal: spesso mi capita di vedere mail di startup semisconosciute con oggetto: “Sviluppata l’app della azienda leader…”, è ovvio che ciò stride con quella che è la propria storia e si rischia di perdere ogni credibilità». «Piuttosto – conclude Jessica Malfatto – meglio attirare il giornalista con dati, numeri, qualsiasi cosa sia notiziabile e permetta una strategia win-win: la startup ottiene visibilità e il cronista una storia che meriti di finire in pagina».

3. Contattare i giornalisti singolarmente, con mail mirate

«Noto frequentemente che chi non mastica di comunicazione è portato a pensare che il giornalista sia al nostro servizio», illustra la PR. «Non si può fare errore più grande: il giornalista non è un passacarte, non si limita a ratificare i comunicati stampa che uno invia. Dunque come prima cosa occorre instaurare un rapporto fiduciario.» «Un ottimo modo – spiega Jessica Malfatto – può essere abbandonare le mail a pioggia, uguali per tutti, preferendo comunicati mirati: se io so che quel giornalista si occupa sempre di quella determinata materia, perché infastidirlo parlando genericamente di tutt’altro? Lo scopo di una startup è quello di farsi conoscere, sapendosi svelare. Non si è una grande azienda, il giornalista 99 su 100 non sa nulla di te: meglio non perdersi nel burocratese e spiegare subito qual è il ruolo della propria impresa».

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4. Differenziare le tipologie di comunicati stampa: non solo autopromozionali ma anche informativi

«Ovviamente le startup avvertono l’esigenza a un certo punto del proprio percorso di ottenere una validazione autorevole da parte dei media, soprattutto quelli importanti». «Quindi – fa notare Jessica Malfatto – bisogna saper finire sulla pagina di una testata. Del resto, tra un contenuto sponsorizzato e una menzione della propria startup da parte di un quotidiano nazionale, chiunque trova più credibile la seconda tipologia di comunicazione. Meglio allora fare mente locale dei dati di cui si dispone e provare a capire quali potrebbero interessare i giornalisti per una notizia che potremmo contribuire a costruire con lui».

5. Come fare follow up

«Non stressate i giornalisti!» avverte, ridendo, l’esperta in comunicazione. «L’azione di richiamo è una attività tanto delicata quanto necessaria. Una estensione di Google Chrome come Streak può tornare utile per monitorare il tasso di apertura delle email. Un’altra domanda poi potrebbe essere: “dopo quanti giorni faccio follow up senza infastidire il destinatario delle mie mail?”. Non ci sono risposte univoche: basta non porsi in maniera aggressiva ma ingolosire il giornalista con altro materiale, chiedere se ha bisogno di ulteriori informazione e, al più, se è disponibile per una telefonata o un caffè».


Fonte: Startupitalia