Ecco da dove arriva e come viene prodotta l’energia che muove l’Europa



Foto: Joe Dykes/flickr

A voler usare una metafora, se le nazioni moderne avessero uno scheletro – qualcosa che le tiene insieme e consente le loro funzioni di base – questo sarebbe il modo in cui viene prodotta l’energia elettrica.

C’è però energia ed energia, e da una nazione all’altra le cose cambiano molto: così capire in che modo essa arriva, a partire da quali fonti e da dove è una domanda tutt’altro che scontata.

Un team svizzero-tedesco di ricercatori ha compilato un database delle centrali elettriche che operano in Europa, all’interno di un progetto chiamato Open Power Systems Data, e partendo dal quale è possibile capire qual è il carburante che fa girare le ruote del continente.

Anche a far finta di niente i confini delle nazioni spesso si riconoscono già a occhio, e non è raro trovare paesi con chiare preferenze per uno specifico tipo di fonte energetica. L’Italia è proprio fra questi, e a stendere i dati su una mappa già a una prima occhiata si vede l’intera penisola ospitare quasi soltanto centrali basati su fonti fossili.

Avvicinandoci alle Alpi, d’altra parte, domina il rinnovabile basato sull’idroelettrico e non solo. Questo vale soprattutto per la Svizzera, ma anche per un pezzetto di Trentino-Alto Adige e della Francia a noi confinante. Come nel nostro caso, anche per quest’ultima però si tratta di un’eccezione, e una parte significativa dell’energia elettrica prodotta nel paese transalpino – peraltro importata proprio dall’Italia – arriva dal nucleare.

Altre nazioni preferiscono affidarsi a un mix di fonti invece che a poche soltanto. Fra esse per esempio il Regno Unito e la Spagna, dove l’elettricità prodotta arriva rispettivamente per un quarto o poco meno da centrali nucleari, e per il resto da fonti fossili e rinnovabili.

Le centrali censite dal progetto si trovano per buona parte al Nord, e oltre a quelle che producono energia da fonti fossili è in quest’area geografica che risulta anche la maggior quantità di rinnovabili.

Che le centrali esistano, d’altra parte, non significa che siano necessariamente in funzione. Capita anzi che renderle operative non sia a conti fatti conveniente – al punto che alcune, come la grande centrale termoelettrica di Montalto di Castro, nel Lazio, sono in effetti attive solo per parte del tempo.

Guardare alle centrali esistenti rende l’immagine della produzione teorica totale ma non quella del reale consumo che magari, com’è in parte il caso dell’Italia, si basa anche su energia prodotta all’estero.

I dati raccolti dai ricercatori non includono sempre tutti gli impianti che producono energia rinnovabile, perché spesso questi ultimi sono molto più piccoli e diffusi sul territorio, e in effetti non comprendono questo genere di informazioni complete proprio per l’Italia e la Spagna. Questi numeri sono dunque più utili per capire dove si trovano le grandi centrali che gli impianti di minor dimensione.

Anche i piccoli però alla fine contano per fare il totale, e in effetti in base ai numeri di Eurostat sappiamo che nel nostro paese poco meno del 17% di energia consumata proviene dal rinnovabile, un valore superiore di quattro punti circa alla media europea e insieme maggiore che in Spagna, Germania, Francia e Regno Unito.

Ancora meglio di noi, in questo senso, vanno Portogallo, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. Nazione, quest’ultima, dove nel 2016 la fetta di energia rinnovabile consumata si è fermata appena qualche punto sotto il 40% del totale.


Fonte: WIRED.it