Gli universi paralleli al nostro potrebbero esistere e ospitare forme di vita



(Foto: Pixabay)

Gli universi paralleli, il cosiddetto multiverso, fuori dal nostro spazio-tempo e associato ad altre dimensioni, potrebbe esistere, secondo la teoria del multiverso, una teoria ipotetica, introdotta negli anni ’80 e sostenuta da vari scienziati fra cui Stephen Hawking. Ma oggi un gruppo di ricerca guidato dalla Durham University nel Regno Unito si è spinto oltre, ottenendo un risultato del tutto nuovo e inaspettato. All’interno della teoria del multiverso, i ricercatori, infatti, hanno mostrato che gli universi paralleli potrebbero ospitare forme di vita, proprio come avviene nel nostro. Un dato nuovo e in contraddizione con le teorie sviluppate finora. I risultati sono stati pubblicati sul giornale Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Ecco il quadro attuale e il risultato degli scienziati.

Il problema centrale dell’evoluzione dell’universo è legato a quanta energia oscura c’è. L’energia oscura è un po’ come un motore nascosto dell’universo, una forza misteriosa che serve a spiegare il perché l’espansione non è costante ma sta accelerando.

Questa energia silenziosa e invisibile è stata misurata e costituirebbe (data l’equivalenza fra energia e massa) il 68% della composizione del nostro universo. 

Tuttavia, gli scienziati di vari paesi stanno discutendo su questa percentuale: i modelli attuali sull’origine dell’universo, infatti, prevedono una quantità di energia oscura molto superiore rispetto a quella effettivamente rilevata e questo è fonte di dibattito e in alcuni casi di frustrazione, dato che lascia aperto un problema molto importante.

 La questione riguarda il fatto che se si aggiungesse anche una piccola quantità di energia oscura in più nel nostro universo, l’espansione sarebbe davvero troppo rapida e stelle e galassie – e dunque la vita – non avrebbero avuto il tempo di formarsi. L’idea di base, infatti, è che la formazione delle stelle sia il frutto dell’equilibrio fra due forze opposte, l’attrazione della gravità che porta i corpi celesti ad aggregarsi e la repulsione dovuta all’energia oscura, che si oppone a questo processo di costruzione. Così, se ci fosse troppa energia oscura questi oggetti non riuscirebbero ad assemblarsi. Mentre la presenza di universi paralleli, dunque la teoria dei multiversi, dove c’è tutta l’energia oscura in più che nel nostro non è stata rilevata e dove non c’è vita, renderebbe conto di questo surplus.

Questa è la cornice nella quale si inserisce lo studio degli scienziati di Durham, che hanno cercato di capire come potrebbe essere il multiverso e quanta energia oscura potrebbe o dovrebbe effettivamente possedere. Per cercare di capirlo, gli scienziati hanno realizzato particolari simulazioni servendosi del progetto Eagle (Evolution and Assembly of GaLaxies and their Environments), uno degli strumenti che riproduce più fedelmente l’evoluzione del nostro universo.

La domanda alla base della ricerca è quanta energia oscura possa ancora essere presente nel multiverso senza impedire la presenza di vita, anche qui, come nel nostro. E la risposta ottenuta ribalta gli assunti precedenti: anche se vi fosse molta energia oscura in più, questo non avrebbe un impatto distruttivo rispetto alla formazione delle galassie e potenzialmente della vita. “Le nostre simulazioni mostrano che anche se ci fosse molta energia in più (o poca in più), questa aggiunta avrebbe un effetto minimo sulla formazione di stelle e pianeti”, ha spiegato Jaime Salcido, studente laureato alla Durham University’s Institute for Computational Cosmology “e questo contribuirebbe all’idea che possa esistere vita in tutto il Multiverso”.

Si tratta di un dato inaspettato, a detta dei ricercatori, visto che finora si pensava che questi universi paralleli fossero del tutto inospitali e non presentassero condizioni favorevoli alla vita. Ma questo esito, ovviamente del tutto teorico, apre nuovi problemi fisici altrettanto complicati. “Infatti, se la presenza di ulteriore energia oscura non impedisce alle stelle di formarsi, allora perché nel nostro universo ce ne è così poca?”, si chiede Richard Bower, professore alla Durham University. “Ritengo che dovremmo pensare a nuove leggi della fisica per spiegare questa strana proprietà del nostro universo, mentre la teoria del multiverso fa poco per riparare il malessere dei fisici”.


Fonte: WIRED.it