Ma i  cellulari sono rischiosi per la salute?

Ma i cellulari sono rischiosi per la salute?



Secondo uno studio realizzato dell’istituto Ramazzini di Bologna, in collaborazione con il National Toxicology Program, un’esposizione prolungata alle radiazioni emesse dal dispositivo potrebbe provocare tumori del cervello e iperplasia delle cellule di Schwann (tumori rari alle cellule del cuore). In particolare, i topi utilizzati nei test di laboratorio sono stati esposti a radiazioni da 1.8 Gigahertz per 19 ore al giorno. 

«L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia»., spiega la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca dell’Istituto Ramazzini. Insomma, secondo i risultati dello studio, se ci si espone a quella quantità di radiazioni, alla massima intensità di campo, è possibile incorrere nell’eventualità dell’insorgenza di un tumore.  

Uscita lo scorso 22 marzo, la ricerca è stata pubblicata dopo la sentenza del tribunale di Ivrea che obbliga l’Inail a riconoscere un danno biologico permanente da malattia professionale del dipendente di Telecom Roberto Romeo, per «una consequenzialità tra l’insorgenza del tumore e l’uso prolungato del cellulare». Allo stesso tempo però, la sentenza riconosce anche «l’utilizzo in modo abnorme dei telefoni cellulari» nel periodo che va dal 1995 al 2000.  

IL TASSO DI ASSORBIMENTO  

E soprattutto se si fa un utilizzo prolungato dello smartphone, è molto importante conoscere il tasso di assorbimento specifico (SAR) di un dispositivo mobile. Si tratta della percentuale di energia assorbita dal corpo umano, quando si trova vicino a un oggetto che emette radiazioni elettromagnetiche. Il SAR è misurato su tutti gli oggetti che emettono radiazioni, dai computer portatili ai router WI FI, ma è sullo smartphone che può generare maggiori effetti, proprio perché si usa tenendolo vicino al nostro corpo.  

Ogni smartphone ha il suo grado di assorbimento, che nell’Unione europea non può superare il valore di 2 watt al chilogrammo e negli Stati Uniti di 1.6 watt al chilogrammo. Nel vecchio continente però, il valore è tarato su 10 grammi di tessuto, negli USA su 1 grammo di tessuto. Quindi, anche se la normativa statunitense sembra più restrittiva, in realtà cambia soltanto la quantità di tessuto di riferimento.  

Al di sotto di questi limiti però, secondo l’organizzazione mondiale della sanità, l’utilizzo dello smartphone può essere considerato sicuro. Allo stesso tempo, continua l’OMS, esistono delle lacune per quanto riguarda la conoscenza degli effetti dell’esposizione nel lungo periodo. Anche la commissione Europea prende atto della mancanza di informazioni per quanto riguarda periodi di tempo prolungati. 

Per l’utente, conoscere il SAR non è semplice, soprattutto perché non è indicato nella confezione, ma soltanto nei siti web dei produttori. Lo scorso marzo, Statista ha pubblicato un’infografica relativa ai valori SAR degli smartphone presenti sul mercato europeo. Xiaomi Mi A1 è al primo posto con 1.75 watt al chilogrammo, al secondo posto c’è One Plus 5T con 1.68 watt al chilogrammo e al terzo Huawei Mate 9, con 1,64 al chilogrammo. Mentre, quelli con il valore più basso sono ZTE Axon 7 Mini con 1.29, Blackberry DTEK60, con 1.28 e iPhone 7 Plus con 1.27.  

Infine, è necessario specificare che livelli più bassi di SAR non sempre equivalgono a un livello maggiore di sicurezza. Infatti, i livelli riscontrati non corrispondono a quelli registrati al di fuori dai test e quindi con un utilizzo abitudinario.