Cosa fa Softbank, il colosso giapponese che domina su Uber & Co



Masayoshi Son, patron di Softbank

Da gennaio è l’azionista numero uno di Uber, acquistando il 15% della compagnia di trasporti dal fondatore ed ex amministratore delegato, Travis Kalanick. Oggi, a un mese di distanza, Softbank, compagnia giapponese di telecomunicazioni, ha siglato un accordo con la concorrente cinese di Uber, Didi Chuxing, per allargare il suo giro d’affari al paese del Sol Levante. L’anno scorso Softbank ha già piazzato le sue fiches sull’azienda cinese, guidando un investimento da 4,58 miliardi di dollari. In questo modo, Didi Chuxing ha raggiunto una valutazione di 56 miliardi di dollari. Più di quanto Softbank abbia valutato Uber: 48 miliardi, il 30% rispetto alle ultime stime. In precedenza il gruppo nipponico ha comprato quote di Grab e Ola, altre compagnie di corse in auto. E ha anche valutato di investire in Lyft, diretta concorrente di Uber.

Al timone di Softbank c’è Masayoshi Son. L’imprenditore giapponese ha dichiarato di volere diventare in campo tecnologico il prossimo Warren Buffett, detto l’oracolo di Omaha per la sua capacità di fiutare gli investimenti.

Per questo ha varato un fondo da 100 miliardi di dollari, Vision, per fare acquisti in innovazione e digitale. Agli analisti ha annunciato un piano da 300 anni per Softbank, che comprende anche lo shopping delle aziende di corse in auto. Ce n’è per tutti.

Per gli analisti finanziari la strategia di Son ha un senso. Le azioni che in Softbank ha in ciascuna azienda potrebbero diventare una quota di rilievo in caso di fusione o acquisto. E non è uno scenario di fantasia. A gennaio Didi ha comprato la quota di controllo di 99, gruppo di corse che opera in Brasile. E chi ci ha guadagnato? Softbank, che ha quote da entrambe le parti. Inoltre, potendo dire la propria in molti dei consigli d’amministrazione, la multinazionale giapponese avrà margine per indirizzare il mercato delle corse di auto e le politiche di liberalizzazione.

In un recente rapporto Goldman Sachs ha stimato che entro il 2030 il settore dei trasporti in auto raggiungerà i 285 miliardi di dollari, rispetto ai 36 miliardi del 2017. Con questa crescita supererà il fatturato globale dei taxi, che vale 108 miliardi di dollari ma nei prossimi anni non avrà la stessa accelerazione. Dato che le compagnie incassano il 23% di commissione dalle corse, Goldman Sachs stima che nel 2030 Uber, Lyft, Didi e affini guadagneranno circa 65 miliardi di dollari. Per gli analisti, tuttavia, questo incremento non si tradurrà in un risparmio automatico per i clienti. All’opposto, farà piacere a Son, che sta piantando le sue bandierine in ogni angolo.

L’ultimo accordo con Didi, ad esempio, prevede di lanciare una piattaforma di servizi per i taxi nella madrepatria di Softbank. In Giappone i tassisti stanno facendo pressione sulla politica per impedire che operatori alternativi si sviluppato sul mercato domestico. Entro quest’anno Didi e Softbank costituiranno una società che offrirà sistemi di intelligenza artificiale per la gestione delle corse. L’obiettivo di “iniziare i servizi sperimentali a Osaka, Kyoto, Fukuoka, Tokyo e altre località”, comunicano le due aziende in una nota.

Il prossimo affare al quale Son sta dando la caccia è una quota nelle assicurazioni svizzere Swiss Re. Per il Wall Street Journal il presidente di Softbank sarebbe pronto a mettere sul piatto 11 miliardi di dollari. D’altronde, pochi mesi fa una mossa simile è stata messa a segno dal suo idolo Buffett, che ha comprato il 9% dell’italiana Cattolica assicurazioni.


Fonte: WIRED.it