Telecom alla svolta digitale: il piano 2020 dei francesi di Vivendi



Tim

Con oltre 12 miliardi di euro di investimenti la Telecom a trazione francese Vivendi vara il piano di trasformazione digitale al 2020. L’ex monopolista di Stato punta ad aumentare i clienti allacciati con banda ultralarga in Italia, da 1,8 milioni di linee a 5 milioni, a offrire i primi servizi in 5G entro due anni, sviluppare il mercato dei contenuti via internet e assicurare il presidio sul mercato brasiliano con Tim Brasil, nel segmento delle torri con Inwit e in quello della sicurezza con Sparkle. Come ha spiegato l’amministratore delegato, Amos Genish, Telecom “prevede con il progetto DigiTim forti discontinuità rispetto al passato, puntando sull’innovazione digitale quale elemento chiave per affermarsi nella Gigabit Society“.

Con questo piano, che comprende anche quattromila licenziamenti, i vertici di Telecom puntano a ridurre i costi e portare il flusso di cassa a 4,5 miliardi. L’obiettivo è ottenere un rapporto tra debito netto e margini ante tasse che da un rapporto di 2,7 di quest’anno cali sia nel 2019 sia nel 2020.

Nel 2017, a fronte di 5,7 miliardi di investimenti, la compagnia di telecomunicazioni ha scritto a bilancio un debito di 25,3 miliardi.

Il centro Telecom a Bologna

La sfida della fibra
Il punto di partenza è la fibra. La banda ultralarga è necessaria perché i clienti possano fruire di contenuti come video, musica online e videogiochi. Oggi Telecom ha 6,1 milioni di linee a banda larga, ma quelle superveloci (banda ultralarga, bul) sono la minoranza: 1,8 milioni.

Entro il 2020 il rapporto si deve invertire, con le linee bul a quota 5 milioni.

In aggiunta il gruppo conta di raggiungere le cento città cablate con la fibra fino a casa (fiber to the home, ftth). L’effetto del piano banda ultralarga, promosso dal governo Renzi, si fa sentire. Sebbene Telecom non abbia vinto i primi bandi e abbia deciso di non partecipare alle gare successive, la concorrenza con Open Fiber (posseduta da Enel e Cassa depositi e prestiti) aveva già spinto il precedente esecutivo, guidato dall’ex ad Flavio Cattaneo, a spingersi a cablare anche le aree bianche, ritenute a fallimento di mercato. Ossia dove a un operatore non conviene investire. Nel piano DigiTim Telecom conta di coprire con la propria fibra l’80% delle abitazioni italiane.

Il consiglio d’amministrazione ha anche acceso il semaforo verde al progetto di scorporo della rete fissa. Telecom creerà una controllata al 100%, che diventerà proprietaria di tutte le infrastrutture e potrà negoziare l’affitto ai vari operatori in campo.

Tim tocca i 700 Mbps con il suo 5G (Foto Tim)

L’arrivo del 5G
Il secondo nodo è il 5G. L’orizzonte del piano industriale coincide con il debutto sui mercati delle reti di quinta generazione. Telecom stima che il 5G abbatterebbe del 25% i costi del trasporto, liberando risorse per aumentare il traffico dei video. Tanto che il piano contiene il progetto di sviluppo di un’infrastruttura dedicata proprio ai video. Servirà a sostenere lo sviluppo di Tim Vision, la piattaforma di streaming del gruppo. In tre anni l’azienda vuole triplicare gli abbonati, dagli attuali 1,5 milioni.

Il momento è propizio. L’effetto Netflix sta spostando iscritti dalle pay tv alle piattaforme di streaming. E Telecom ha fretta di cogliere i frutti delle nuovi abitudini. Per questo l’azienda ha bloccato la joint venture con la francese Canal+, che fa sempre capo a Vivendi. Il patron della holding, Vincent Bolloré, sponsorizzava le nozze affinché nascesse una Netflix europea. Ma come ha spiegato Genish, “l’approvazione della joint venture sta richiedendo troppo tempo e non si puo’ rimanere bloccati a lungo”. La strategia, quindi, prevede di bussare alla porta dei singoli studios per negoziare i diritti a catalogo. “Adesso il focus è sulle partnership per le coproduzioni e i contenuti”, è la linea dell’ad.

Il progetto 5G coinvolgerà anche Inwit, la società controllata che gestisce le torri di trasmissione. Il gruppo poserà in tre anni oltre diecimila small cells, le micro antenne a corto raggio che devono ampliare la copertura delle future reti.

Arnaud De Puyfontaine

Attacco e difesa
Crescono i ricavi di Tim Brasil, la partecipata carioca del gruppo. Per giocare in attacco, entro il 2020 Telecom punta a coprire quattromila città con il segnale 4G e portare il margine ante tasse al 40%. Sparkle, la divisione sicurezza, investirà in cloud e data center.

Il piano DigiTim prevede anche di rafforzare Kena, l’operatore low cost di Telecom. Lanciato l’anno scorso, il marchio ha anticipato l’ingresso sul mercato italiano di Iliad e delle sue tariffe stracciate. Come ha spiegato l’amministratore delegato Benedetto Levi a Repubblica, Iliad sarà operativa dalla prossima estate. Genish ha esibito sicurezza rispetto all’andamento futuro dei prezzi: “Non mi preoccupa la situazione attuale né quella che arriverà a breve. Forse chi arriva modificherà leggermente le cose ma non credo ci sanno variazioni significative e guerre tattiche sul mercato“.

Genish e i suoi devono anche difendersi dall’assalto del fondo statunitense Elliot, che ha rastrellato azioni per arrivare al 6% di Telecom. Il gruppo, guidato da Paul Singer, punta a presentare una sua lista di sette nomi per il consiglio di amministrazione e un piano industriale alternativo a quello di Vivendi. La trazione francese di Telecom e il conflitto con Mediaset (che impone di cedere quote) pare che abbiano generato mal di pancia tra gli azionisti. Tanto che l’Associazione dei piccoli azionisti di Telecom (Asati) ha dichiarato il suo appoggio a Elliott per “bilanciare l’influenza di Vivendi in assemblea”.

La presentazione del piano Telecom con i dati sui licenziamenti previsti

Il braccio di ferro con i sindacati
Nel bilancio Telecom ha accantonato 700 milioni di euro per la ristrutturazione del personale. A gennaio sul tavolo della trattativa con i sindacati era arrivato un piano di 6.500 uscite volontarie, tra legge Fornero e incentivi, 3.500 riqualificazioni e duemila assunzioni. Queste ultime riguarderebbero giovani, con la formula dell’apprendistato professionalizzante. Quindi a costi vantaggiosi per l’azienda. Per ora il piano non ha passato l’esame dei sindacati. I negoziati proseguono e Genish non si sbottona sul numero di tagli. Tuttavia nella presentazione del piano industriale, a pagina 26, sono indicate quattromila uscite per “ridurre i costi del lavoro” e “generare flusso di cassa”.


Fonte: WIRED.it