Il Cavaliere dimezzato (ma salvo) e il Movimento inesistente



(Foto: Lapresse)


Di chi è la resa? Dei Cinque Stelle o di Berlusconi?
A conti fatti, fra chi ci guadagna in influenza e chi ci perde in credibilità, è ancora una volta l’ex cavaliere a uscirne mezzo salvo. Vero, era stato messo all’angolo dalla possibilità di nuove elezioni ravvicinate che per Forza Italia, come per il Pd, sarebbero state letali. D’altronde l’impressione è che in fondo il governo Frankenstein di cui avevamo parlato un minuto dopo la chiusura delle urne e che va prendendo forma lo volessero in fondo un po’ tutti. In Italia, ovviamente, visto che all’estero già si guarda con preoccupazione al laboratorio dello Stivale, che con questo esecutivo si avvicina più ai Paesi di Visegrad sganciandosi dal nucleo dei Paesi fondatori dell’Ue, con la differenza di non poter affatto mutare le complessità della propria collocazione geopolitica. Nel caso di Berlusconi debbono essere arrivate quelle garanzie fondamentali per ottenere la grottesca – ma furbissima – “benevola astensione” alle camere: no conflitto d’interessi e giù le mani dal comparto radiotelevisivo.

Giusto per dirne un paio.

Ecco perché l’esecutivo pentaleghista che sta per decollare è un capolavoro di ipocrisia, oltre che un pericolo per le casse dello Stato, per la tenuta delle istituzioni e per l’impreparazione dei protagonisti: a Luigi Di Maio bastava che Berlusconi rimanesse formalmente fuori dal governo e che non dovesse trattare anche con lui. Matteo Salvini, che tutti incensano come lo stratega che ha risolto il rebus dopo oltre due mesi di stallo (a questo punto quanto veritiero e quanto artificioso, resta da vedere), in realtà, è portatore anche degli interessi di Forza Italia. Lo si vedrà nella scelta di alcune figure chiave, forse a partire anche da quella del presidente del Consiglio. Così, di fatto, il M5S non solo varerà un governo con il via libera di chi voleva “in galera”, con quello che “ha pagato Cosa Nostra, il principe dell’illegalità” ma in qualche modo chiuderà gli occhi di fronte a precise dinamiche che il capo della Lega dovrà difendere, anche imponendo nomi specifici alla Giustizia o alle Comunicazioni. Pena la crisi nelle regioni del Nord e la contraerea radiotv.

Sì dirà: è la politica, bellezza! Nessuno lo nega. Anzi, a negarlo erano proprio eletti e simpatizzanti del M5S che si professavano fino a ieri sera impavidi cavalieri dell’Etica e dell’Onestà. Da oggi sono come tutti gli altri: liberi cittadini che hanno dato il proprio voto al partito che sentivano rappresentarli meglio. Né più né meno, né meglio né peggio. La presunta superiorità morale è morta. La partita esiziale giocata da Di Maio dovrà ora mettersi alle prese con la rabbia che lo ha traghettato al governo e certo occorrerà maggiore preparazione e meno superbia per governare l’Italia rispetto a come si sta autogestendo una città come Roma.

Rimane infine impressionante come, alla prima esperienza di possibile governo, il Movimento 5 Stelle sia uscito stravolto sul punto principale: il nemico Berlusconi, emblema di tutti i più oscuri fenomeni italiani, dalla corruzione agli interessi personali fino alla declinazione dell’azione di governo a fini personali. Come dire: è caduto il fronte principale al prezzo di poter varare un esecutivo con un partito fortemente xenofobo per portare (forse) a casa un reddito di cittadinanza all’acqua di rose e un’avventurosa revisione della legge Fornero sulle pensioni, uno dei pochi fronti su cui dormiamo sonni tranquilli. Ammesso che, con l’aumento dell’Iva dietro l’angolo, si riesca a ramazzare qualche denaro in giro per i tagli.

Il M5S ne esce dunque apparente vincitore – darà un governo al Paese – ma sostanziale sconfitto considerando i suoi punti di partenza: potrà far cadere il governo quando vorrà se Salvini dovesse mettersi di traverso su alcuni provvedimenti. Ma è difficile che possa accadere: le poche mosse da fare verranno messe nero su bianco e tutto ciò che uscirà dal fantomatico “contratto di governo” verrà magicamente anestetizzato.

Per il resto, il movimento ha disseminato il terreno di numerose trappole a somma zero: ha preso in casa Salvini con la benedizione di Berlusconi e dei suoi interessi per consumare un tradimento concordato. Anche loro potranno togliere la fiducia all’esecutivo. Ha lasciato solo il Pd all’opposizione: ora potrà partire una fase congressuale con la speranza che Matteo Renzi lasci spazio a una nuova generazione di donne e uomini in grado di resuscitare un partito reinventando il centrosinistra in qualcosa di adeguato a una fase in cui quella stessa categoria è saltata. Soprattutto, il M5S potrà mettersi al timone scoprendo che bussola e navigatore sono in mano a qualcun altro e che di cherosene nei serbatoi ce n’è poco. La rotta, insomma, dovrà cambiare. E di molto.


Fonte: WIRED.it