In Italia non c’è abbastanza fibra ottica per tutti



Città raggiunte dalla fibra ottica 1 Giga

Si calcola che entro la fine di quest’anno nel mondo saranno stati prodotti, venduti e installati 472 milioni di chilometri di fibra ottica. Se fossero legati in un unico, lunghissimo, filo, potrebbero coprire per circa 1.223 volte la distanza tra la Terra e la Luna. La domanda di fibra ottica cresce a vista d’occhio. Nel 2016 sono stati posati 425 milioni di chilometri, secondo il centro di ricerche inglese Cru. Nel 2010 erano 150 milioni, nel 2001 100 milioni. Tuttavia l’offerta non soddisfa del tutto la domanda. “C’è una carenza che io stimo in 20-25 milioni di chilometri”, spiega a Wired Philippe Vanhille, vicepresidente senior della divisione telecomunicazioni di Prysmian. L’origine della mancanza di fibra è la Cina, dove nel 2016, dati Cru, gli ordini sono cresciuti del 57%. “L’Europa sta partendo ora. Il 2018 sarà un anno difficile in alcuni mercati europei, come Francia, Italia e Germania”, prosegue Vanhille.

Il mercato della fibra ottica nel mondo (dati Cru, da Prysmian)

Prysmian è uno dei più grandi produttori al mondo di fibra ottica ed è il leader in Europa.

Il gruppo realizza cavi per l’energia e le telecomunicazioni, ha 82 stabilimenti produttivi e 21mila dipendenti in cinquanta Paesi e l’anno scorso ha chiuso con un fatturato di 7,5 miliardi di euro. Pochi giorni fa ha aperto l’ultima fabbrica a Jiangsu, in Cina. Il quartier generale è a Milano, nel quartiere della Bicocca, dato che Prysmian è erede della Pirelli cavi e sistemi. In Italia l’anno scorso ha prodotto circa un terzo dei 30 milioni di chilometri di fibra ottica che ha immesso sul mercato.

Il settore promette lauti guadagni. Due anni fa l’ufficio studi Grand View Research ha calcolato che nel 2025 il mercato della fibra raggiungerà quota 9,1 miliardi di dollari. Con questi ritmi nel 2020 si poseranno circa 519 milioni di chilometri di fibra, secondo Cru. Sempre che ne ci sia a sufficienza. Il mercato è ristretto, perché “realizzare la fibra richiede investimenti costosi”, spiega Vanhille. E aggiunge: “La tecnologia si è sviluppata in tre aree. Il Giappone, per effetto dei brevetti del ministero delle telecomunicazioni. Gli Stati Uniti, dove opera una delle più grandi aziende del vetro, Corning. E l’Europa, che è il risultato di un mix di brevetti di cui noi ora siamo proprietari”. Di conseguenza, gli attori del mercato sono pochi. Oltre a Prysmian e Corning, i più attivi sono in Cina: Hengtong, Ztt, Futong e Yofc (quest’ultimo partecipato dalla società di Milano).

Le nazioni più connesse con banda larga (Statista)

I loro prodotti finiscono poi nelle aziende di cavi, che assemblano l’infrastruttura con cui cablare le città. “Qui c’è una frammentazione di mercato e ci sono aziende che fanno cavi di qualità scarsa e riescono a venderli in questo momento in cui gli operatori sono preoccupati di una potenziale mancanza di fibra”, osserva il manager di Prysmian. I produttori di cavi si occupano di rivestire i fili di vetro della fibra con la plastica, ma la qualità dei materiali, dei connettori e lo stesso disegno del cavo può compromettere la funzionalità della fibra. “La sola pressione meccanica fa perdere capacità di trasmettere dati. Aumenta la latenza (il tempo di risposta del sistema informatico, ndr) e oggi è sempre più importante”, insiste il manager. Inoltre cavi low cost possono deteriorarsi già dopo pochi anni per un’infrastruttura pensata per durare per trent’anni almeno.

La mancanza di fibra, insomma, ha scatenato una corsa a chi la trova e a chi la vende al miglior prezzo. I produttori più scaltri arrivano dalla Cina, che da tre anni ha chiuso le barriere agli esportatori stranieri con tasse di importazione spropositate. In compenso, però, spedisce i suoi in giro per il mondo a vendere cavi a prezzi concorrenziali. L’offensiva low cost funziona in questo settore, come in tanti altri in cui la Cina spinge la competizione sul terreno dei prezzi stracciati. “Vendere in Europa è di impatto, permette di farsi un nome”, spiega Vanhille.

Il manager assicura che anche operatori italiani sono stati contattati. “Alla luce del piano banda ultralarga, oggi l’Italia è un mercato da 4-5 milioni di chilometri, mentre fino a due-tre anni fa era sotto i due milioni”, riconosce il vicepresidente di Prysmian. Il solo piano per la banda ultralarga voluto dal governo Renzi ha messo sul piatto investimenti per 4 miliardi di euro, a cui si aggiungono le spese degli operatori telefonici e ora le aste sul 5G, che spingerà ulteriormente il cablaggio in fibra. “Ha bisogno di un’infrastruttura capillare in fibra per le antenne small cells”, spiega Vanhille.

La diffusione della fibra ottica nel mondo (dati Prysmian)

In questa prospettiva la scarsità di fibra assume i contorni di un’urgenza. Per assicurare il completamento dei piani di cablaggio, governi e compagnie telefoniche accelereranno sugli acquisti. “La Francia è un caso eccezionale. Ha messo la fibra dappertutto ed è avanti. È un mercato che raggiunge i 15 milioni di chilometri”, osserva il manager. L’Italia è più indietro, in buona compagnia di Germania e Regno Unito. Il passaggio dal doppino di rame alla fibra è un processo ora in corso, ma i tempi stringono. In Germania la stessa Deutsche Telekom, dopo anni trascorsi a difendere la rete in rame, ha dovuto capovolgere strategia e investire in fibra. Solo nel 2016 ha investito 5 miliardi di euro per colmare la distanza.


Fonte: WIRED.it