Governo, chi dovrebbe farlo è già in “modalità” campagna elettorale

Governo, chi dovrebbe farlo è già in “modalità” campagna elettorale



Da questa settimana, e forse già da questa sera se non da domani, l’Italia uscirà finalmente con le idee un po’ meno confuse sul suo futuro prossimo. O, almeno, con qualcosa di nuovo per le mani. Dopo oltre due mesi di teatrino, non sarebbe poco. Gli ultimi movimenti li ha innescati Luigi Di Maio che da Lucia Annunziata ha spiegato di poter fare un passo indietro pur di poter fare un governo con la Lega: “Se il punto è realizzare delle cose per il popolo italiano, e l’ostacolo è Luigi Di Maio premier, allora dico a Salvini: scegliamo insieme un presidente del Consiglio, a patto che realizzi reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero e una seria legge anticorruzione”. Questo il passaggio-chiave.

Insieme a una serie di oscuri presagi sul futuro della “democrazia rappresentativa” che tradiscono una volta di più il segno profondamente antidemocratico di parte del movimento: l’idea che gli unici voti che contano siano i loro. Lo scenario, sullo sfondo, di una piazza che si fa attore istituzionale tentando di spintonare le dinamiche costituzionali. Pensionando l’ultimo fronte del Movimento – cioè se stesso a palazzo Chigi – Di Maio, ormai destinato a diventare il più lungo non presidente del Consiglio in pectore della storia repubblicana, ha certificato il fallimento della mutazione istituzionale.

Una mossa obbligata, che pareva impossibile fino a pochi giorni fa ma che era nel conto come ultima spiaggia. La logica a cui risponde è la seguente: semmai si dovesse tornare al voto (come il M5S vorrebbe e come sembra sempre più probabile) o se Sergio Mattarella dovesse varare un temporaneo “governo di tregua”, i pentastellati potrebbero ancora una volta presentarsi virginei alle urne col solito ritornello.

Cioè “noi ci abbiamo provato, abbiamo anche tolto Di Maio dal tavolo, ma Berlusconi no”. E in effetti i vertici notturni e mattutini del centrodestra, dove Salvini avrebbe tentato di rassicurare l’ex cav. e di strappargli un appoggio esterno o almeno una non belligeranza, si sarebbero risolti in un caotico battibecco e nella sostanza in uno stop su tutti i fronti. Per i forzisti un qualsiasi esecutivo che includa Salvini deve vedere dentro anche loro. L’onere di strappare dev’essere del leader del Carroccio, con tutti i rischi del caso: dalle crisi nelle regioni del Nord governate insieme al bombardamento mediatico di casa Mediaset.

L’idea, insomma, come molti hanno osservato, è che le consultazioni di oggi serviranno solo a capire chi resterà col cerino in mano. Dunque a un percorso già del tutto elettorale che possa additare gli altri a responsabili del fallimento di un possibile esecutivo. Per questo gli esiti più probabili sono due: il primo consisterà nel tentativo di Mattarella di proporre un governo di altissimo profilo che, pure se non otterrà la fiducia alle Camere (e non è affatto detto che questo accada, sarebbe difficile non votare certi nomi), potrà quantomeno occuparsi degli appuntamenti scottanti, su tutti la legge di Bilancio con la neutralizzazione degli oltre 12 miliardi di euro di clausole di salvaguardia dell’Iva. Con una ripresa claudicante all’Italia servirebbe un governo politico che i “vincitori” non riescono a partorire, non una pur prestigiosa stampella fino alle prossime elezioni. Tant’è: a molti voti corrispondono molte responsabilità. Da due mesi fanno tutti finta di prendersele ma nessuno le porta a casa.

Il secondo è un voto più o meno vicino dettato, anche in questo caso, dai tempi del bilancio.


Fonte: WIRED.it