DS X E-Tense, il sogno per il 2035: l’auto è asimmetrica e la carrozzerie si ripara da sola



Ha decisamente un sapore fantascientifico la DS X E-Tense, presentata in anteprima al Salone di Pechino 2018 (25 aprile – 4 maggio): si tratta di un prototipo virtuale che prefigura una supersportiva elettrica per il 2035. Il design è un tributo alla bellezza dell’asimmetria: l’abitacolo, infatti, presenta una porzione ricoperta dal tetto, mentre l’altra non lo è. 

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Vi si accede dalla portiera a elitra presente sul lato guidatore – che sfrutta una porzione di abitacolo che ricorda una monoposto –, mentre sul lato destro c’è una portiera ad ala di gabbiano, che dà accesso alla porzione “tradizionale” della cabina (completa di sedile massaggiante, impianto di intrattenimento, climatizzatore e… macchina per il caffè). 

Le finiture sono di alto livello, come si conviene a una DS, e prevedono elementi in pelle, fibra di carbonio, metallo e legno. Inoltre, grazie ai sensori biometrici posti sul volante, l’auto è sempre al corrente dello stato psicofisico del guidatore (a cui è dedicato pure un casco collegato alla X E-Tense). Il posto del passeggero, peraltro, può essere utilizzato anche dal pilota, quando al volante pensa la tecnologia di guida autonoma.  

 

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Tutte le funzioni di bordo si controllano col sistema Iris, una sorta di assistente virtuale che sfrutta gli ologrammi e i comandi vocali. Sembra molto avanzato vero? Probabilmente lo è, ma il vero “pezzo forte” dell’auto è la carrozzeria in grado di autoripararsi in caso d'incidente e cambiare la geometria della presa d’aria frontale in base alle necessità aerodinamiche o di raffreddamento. Anche i fari sono “mutanti”, capaci cioè di cambiare le proprie dimensioni, la sagoma e l’intensità in base alle necessità. 

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In un contesto così futuristico è quasi scontata la presenza di un sistema propulsivo a zero emissioni. E che sistema: a spingere la DS X E-Tense ci sono due motori, installati sull'asse anteriore, in grado di erogare fino a 1.360 CV di potenza massima (che scendono a 540 nell’utilizzo stradale). Una forza racchiusa in una monoscocca di carbonio e poggiata su sospensioni strettamente derivate dal mondo delle competizioni. 

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Gli elettromotori sono alimentati da batterie posizionate a cavallo fra la zona centrale e quella posteriore della vettura - per meglio bilanciare la distribuzione dei pesi - e manca l’impianto frenante tradizionale: al suo posto il sistema rigenerativo dei motori integrati nelle ruote che, nelle fasi di decelerazione, ricarica gli accumulatori. 

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