Così l’innovazione tecnologica aumenta la disuguaglianza industriale

Così l’innovazione tecnologica aumenta la disuguaglianza industriale



“Il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito”; lo scrittore di fantascienza William Gibson difficilmente poteva immaginare che il suo aforisma avrebbe descritto perfettamente l’impatto dell’innovazione tecnologica nel mondo delle imprese. Eppure, nel paper Maximizing the Return on Digital Investments – messo a punta dal World Economic Forum in collaborazione con Accenture, analizzando 16mila imprese – si usano parole praticamente identiche: “Gli investimenti nelle nuove tecnologie hanno generato una crescita nel fatturato e nella produttività; questi guadagni, però, non sono equamente distribuiti. A guidare la crescita è un piccolo gruppo di aziende leader di settore”. 

Dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla internet of things fino ai social media e i big data; le tecnologie alla base della trasformazione digitale richiedono investimenti e competenze che non tutte le società possono permettersi. Con il rischio che – come si legge nel report – “in assenza di un’adozione più ampia, possa emergere una disuguaglianza industriale, che crei un gruppo di leader altamente produttivi e lasci indietro il resto dell’economia. In particolare, le PMI – spesso la colonna portante delle economie nazionali – potrebbero subire questi svantaggi competitivi”. 

Nel frattempo, però, gli investimenti nelle nuove tecnologie continuano a crescere: la spesa dovrebbe aumentare del 13% annuo raggiungendo la cifra globale di 2.400 miliardi di dollari nel 2020. A guidare gli investimenti è l’Internet of Things (42% del totale), seguita dalla spesa in social media e altre applicazioni mobile (che però vedranno la loro quota scendere dal 35 al 25%). La parte restante è divisa tra tecnologie cognitive (tra cui spicca l’intelligenza artificiale) e la robotica, che non supera il 6%. 

Nonostante la percentuale decisamente inferiore, sono proprio tecnologie ormai mature come la robotica e i social media a garantire il maggior ritorno sugli investimenti: “I casi d’uso sono meglio definiti e i ritorni attesi sono più chiari”, si legge nel report. “Le aziende sembrano essere molto più efficaci nel trasformare l’efficacia della robotica e dei social media in margini operativi più alti”. I risultati migliori, però, si ottengono quando queste tecnologie vengono utilizzate in combinazione con IoT, big data e intelligenza artificiale; generando un incremento della produttività anche tre volte superiore rispetto ai singoli casi. 

Molto, ovviamente, dipende dal settore in cui si opera: la robotica ha consentito alle imprese chimiche e siderurgiche di aumentare il margine operativo lordo fino al 160%, automatizzando l’intera catena del valore e sfruttando le risorse in maniera sempre più efficace. Per le società di servizi, invece, la crescita (che può raggiungere anche il 70%) è da imputare soprattutto a un utilizzo sempre più razionale dei social media, del cloud e dell’analisi dei big data; che permette di creare offerte personalizzate per i clienti, di migliorare le relazioni con gli utenti e di approfittare delle opportunità del digital marketing. 

Efficienza e customer experience sono infatti i due campi in cui le nuove tecnologie stanno generando i risultati migliori; ma c’è un terzo settore in cui, invece, la strada da fare è ancora lunga: l’individuazione di nuovi modelli di business. “È sicuramente il più difficile dei tre e quello a cui si mira meno di frequente”, si legge nel paper. “L’indecisione nel trovare nuovi modelli di business è causata soprattutto dalla paura di cannibalizzare i modelli già esistenti e dalla difficoltà di individuarne di nuovi”. 

E quindi, come massimizzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale? Tra i principi individuati dal World Economic Forum il più importante è uno: investire in casi d’uso chiari, con la consapevolezza di quali siano le nuove opportunità offerte dalle tecnologie digitali e quali i problemi che possono risolvere. Investire nell’intelligenza artificiale senza avere già un’idea di come utilizzarla, insomma, rischia di non portare da nessuna parte.