“Opel non aveva un piano per ridurre la CO2, PSA se n’è accorta a pochi giorni dall’acquisto”

“Opel non aveva un piano per ridurre la CO2, PSA se n’è accorta a pochi giorni dall’acquisto”



“Abbiamo preso coscienza che l’operazione sarebbe andata a sbattere contro il muro del piano delle emissioni di CO2 qualche giorno prima del closing”, aveva ammesso qualche giorno fa a Rüsselsheim Carlo Tavares, presidente del direttorio di PSA. Il gruppo francese, scrive il quotidiano economico finanziario francese Les Echos, ha scoperto praticamente a fine trattativa che “Opel aveva un programma quasi inesistente per la riduzione della CO2”.  

Secondo la testata d’Oltralpe, che cita una fonte anonima, PSA ha dovuto fare i conti con il fatto che General Motors non aveva una pianificazione di prodotto adeguata alle sfide future. Di più: “General Motors, il vecchio proprietario di Opel – scrive Les Echos – semplicemente non aveva previsto versioni elettrificate per la quasi totalità dei prossimi veicoli”. Uniche eccezioni: la Grandland X (già sviluppata, prima dell’acquisizione, con PSA) e la Ampera-e. Troppo poco per rispettare i limiti sulle emissioni fissati a livello europeo. 

Ciò nonostante l’operazione è stata chiusa. Ma queste “rivelazioni” sembrano contribuire a spiegare almeno in parte le dinamiche del passaggio di proprietà dopo quasi 90 anni di gestione americana. Sembra di capire che il colosso abbia preferito sbarazzarsi del brand tedesco, che peraltro era in rosso dall’inizio del terzo millennio, piuttosto che mettere a punto una strategia per rinnovare la gamma in modo da rientrare nei parametri europeo ed affrontare i relativi investimenti.  

Le attività automobilistiche di Opel (38 mila addetti, sei impianti di assemblaggio, cinque fabbriche di componenti per auto e il centro R&S di Rüsselsheim) sono state pagate 1,3 miliardi. Una cifra con la quale PSA si è assicurata il 6,7% di quota di mercato europeo, tanto valeva Opel a fine 2016. Le attività finanziarie, rilevate in parte da BNP Parisbas, sono costate altri 900 milioni. La cessione ha inciso negativamente sulla trimestrale di GM, gravata a 

nche dai trattamenti pensionistici dei lavoratori (si parla di 4,7 miliardi di euro). Il “retroscena” potrebbe anche spiegare i toni duri e risoluti di Tavares e anche il veloce addio dell’ex Ceo Karl-Thomas Neumann. Che recentemente si era risentito per le pesanti critiche alla struttura di Opel. Al suo posto è stato nominato l’ex finanziario Michael Loscheller, circondato poi da manager “tecnici” provenienti da PSA.  

“Se non rispettate le richieste dell’Unione Europea, la dimensione delle multe che si abbatteranno su di voi può essere un rischio vitale per l’azienda”, era stato l’avvertimento di Tavares a Opel. Nel piano di rilancio e risanamento “Pace!” presentato nei giorni scorsi non a caso c’è l’impegno ad elettrificare la gamma entro il 2024 ed anche a presentare entro il 2020 la nuova Corsa, che sarà a zero emissioni. 

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