I numeri dell’Italia che non va ai Mondiali, in fumo fino a 85 milioni di euro



(Immagine: pixabay)

L’Italia non partirà per i Mondiali. Per qualcuno un dramma, per qualcuno una giusta punizione che deve condurre a una profonda ristrutturazione della Federazione e della squadra. Per lo sport italiano significa 85,5 milioni di euro potenziali andati in fumo.

Con questa défaillance l’Italia inciampa per la terza volta anche se la prima, che risale al 1930, è stata un’assenza premeditata.

La prima edizione della Coppa del mondo risale si è giocata dal 13 al 30 luglio 1930 a Montevideo, in Uruguay, squadra all’epoca tra le più forti al mondo. Vuoi perché la corazzata uruguagia era imbattibile, vuoi perché il viaggio verso l’Uruguay era molto faticoso, non vi ha partecipato nessuna squadra europea. Italia incluso. Le 9 partecipanti sono state Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Messico, Paraguay, Perù e Stati Uniti oltre, ovviamente, all’Uruguay padrone di casa.

Nel 1958, per motivi ben diversi, l’Italia ha fallito l’appuntamento proprio con la Svezia, perdendo 2 a 1 a Belfast contro l’Irlanda del Nord.

Sessant’anni dopo circa la Nazionale tocca di nuovo il punto più basso della propria storia.

Gli 85,5 milioni di euro
Non partecipare ai Mondiali può costare fino a 85,5 milioni di euro. Due terzi di questa cifra, 56,5 milioni di euro, sono garantiti dalla Federazione internazionale (Fifa) alle due squadre finaliste del torneo. A questi va ad aggiungersi un naturale calo della quotazione dell’Italia calcistica intesa come brand. Questo significa un effetto negativo sulle sponsorizzazioni che, di norma, fanno confluire più quattrini nelle casse della Federazione italiana giuoco calcio (Figc) in base ai risultati ottenuti dalla squadra.

Inoltre questi andamenti al ribasso peseranno anche in futuro, perché gli sponsor probabilmente mostreranno più cautela nel dimostrarsi generosi. Infine il capitolo dei diritti tv ai quali, come squadra non partecipante, l’Italia non può ambire.


Fonte: WIRED.it