Cosa succede in Catalogna dopo la manifestazione degli unionisti



(Foto: wikipedia.org)

Essere catalani è un orgoglio, essere spagnoli è un onore” . Questo lo slogan scelto e ripetuto dalle centinaia di migliaia di persone (1,1 milioni per gli organizzatori, 300mila per le forze dell’ordine) che hanno sfilato per le strade di Barcellona domenica 29 ottobre. Una manifestazione in nome della convivenza tra la Catalogna e la Spagna, benedetta da Madrid e al cui proposito il ministro degli Interni Juan Ignacio Zoido si è rivolto ai partecipanti, invocando il rispetto e la collaborazione con le forze dell’ordine.

Questa è la risposta del fronte degli unionisti al commissariamento della Catalogna, attuato dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy in concomitanza con la dichiarazione di indipendenza.

Il governo uscente
Madrid ha commissariato la Catalogna, applicando per la prima volta l’articolo 155 della Costituzione spagnola.

Carles Puigdemont è stato destituito, i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, è sotto il controllo del governo spagnolo e ha già provveduto a togliere la sua fotografia da tutti gli uffici pubblici catalani. Oggi la procura spagnola potrebbe incriminare Puigdemont ed emettere un mandato di arresto per ribellione, reato che il codice penale punisce con la reclusione fino a 30 anni.

Elezioni il 21 dicembre
Rajoy, che ha affidato la questione catalana alla vicepremier Soraya Sanchez de Santamaria, ha indetto nuove elezioni in Catalogna per il 21 dicembre prossimo. Il ministro degli Affari esteri spagnolo Alfonso Dastis ha comunicato che, se non sarà in carcere, anche Puigdemont potrà candidarsi. Un sondaggio pubblicato da El Mundo, su un campione di 1.000 persone, indica che gli indipendentisti si aggiudicherebbero tra i 61 e i 65 seggi, meno dei 68 utili per la maggioranza. Il sondaggio è stato condotto però prima che Madrid applicasse l’articolo 155, ora i numeri potrebbero essere diversi.

La richiesta di asilo
Durante le ultime ore si è diffusa la notizia secondo cui il Puigdemont sarebbe intenzionato a chiedere asilo al Belgio e il segretario di Stato belga all’Asilo e alla Migrazione, Theo Francken, ha ribadito di non avere ricevuto richieste, pure mostrandosi disponibile ad aprirgli le porte. Meno possibilista il premier Charles Michel che ha assunto una posizione più neutrale, facendo sapere ai media che la questione Puigdemont non è all’ordine del giorno.

I buoi sono già scappati
Sono 1.700 le aziende che, considerato il clima di incertezza, hanno spostato la propria sede sociale dalla Catalogna ad altre regioni della Spagna. In caso di secessione, infatti, la Catalogna indipendente sarebbe rimasta fuori dall’Ue e Bruxelles, pure facendo il tifo per “l’ordine costituito” , ha cercato di rimanere neutrale davanti alla diatriba interna alla spagna. Tra le aziende che hanno portato altrove la propria sede principale, figurano importanti attori di tutti i settori dell’economia. Una pesante eredità che il governo Rajoy dovrà affrontare ancora prima delle elezioni del 21 dicembre.


Fonte: WIRED.it