Oltre  300 studenti  italiani a Helsinki per il lancio del Master School di EIT Digital

Oltre 300 studenti italiani a Helsinki per il lancio del Master School di EIT Digital



Si discute molto, in questo periodo, dei lavori del futuro e di quelli che scompariranno. Minore attenzione è posta di solito ai percorsi educativi e formativi che possono aiutare a superare l’incertezza del domani. Come quello proposto dalla Master School di EIT Digital , un’organizzazione europea che si propone di accelerare la trasformazione digitale del continente. Più di 300 studenti si sono riuniti in questi giorni a Helsinki per il lancio del programma, che prevede un doppio binario.  

Si tratta infatti di un corso biennale da svolgersi, ad anni alterni, presso due diverse università europee, al termine del quale gli studenti ottengono due diplomi, oltre a un certificato dell’ Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT). Fra i partecipanti all’edizione di quest’anno figurano anche 32 studenti italiani.  

Al momento, fra i partner dell’iniziativa si annoverano 19 università di otto nazioni del continente. Fra quelli italiani, l’Università di Trento e il Politecnico di Milano che accoglieranno rispettivamente 18 e 28 studenti. Le materie insegnate spaziano dalla Data Science allo Human Computer Interaction and Design, da Digital Media Technology a Security & Privacy.  

«Anche in Italia si può fare anche un doppio master, ma ci vogliono tre anni. Qui due. In altri programmi internazionali come Erasmus non vi sono tirocini all’ interno degli studi. Avere l’opportunità di svolgere uno stage nel secondo anno è estremamente importante», spiega uno di essi, il ventitreenne Luca Cormoretta. 

Al kick-off gli studenti hanno avuto la possibilità di incontrare i partner digitali locali dell’ EIT a confrontare le loro ambizioni con quelle degli altri studenti e, divisi in team, mettersi alla prova per progettare e lanciare un’ idea di business innovativa. «Il ritmo è incalzante e ti fa calare a tutti gli effetti nei panni di un imprenditore o giovane startupper», racconta un ex studente, Francesco Bonadiman, che oggi lavora come UX Designer (in italiano più o meno a “progettista dell’esperienza utente”).  

Contrariamente ai luoghi comuni, fra gli studenti c’è una forte presenza femminile. «Il mio team sta lavorando a un’idea per un bracciale intelligente che si attiva quando una persona cade e invia un messaggio, permettendo ai parenti di localizzarla. Non ho un background aziendale – spiega ad esempio Giada Confortola – quindi per me quest’esperienza è importante per meglio comprendere l’aspetto di business».  

L’auspicio degli organizzatori è che da esperienze come questa nascano gli imprenditori europei del futuro, capaci di creare prodotti in grado di rivaleggiare con i concorrenti di Oltreoceano. Come ha sottolineato Willem Jonker amministratore delegato di EIT Digital, «l’economia digitale è un’economia di piattaforma. In Europa sono praticamente assenti attori delle dimensioni di Google o Facebook». Secondo Patrick Horrigan, direttore della Master School, l’esperimento funziona: «Tutti i nostri ex studenti sono ora occupati, continuano la loro formazione in un programma di dottorato o hanno avviato una propria azienda tecnologica».