Destiny 2 , la prova: il ritorno in grande stile di un’epopea



Il secondo capitolo di un gioco dai toni monumentali prende il meglio del suo passato per offrire nuovamente ore e ore di cose da fare

Il primo Destiny uscì in questo periodo un paio di anni fa e riuscì a vendere una promessa di grandiosità che trovava poche conferme nei contenuti che accompagnarono il lancio. In parole povere, era un titolo ancora incompleto venduto a prezzo pieno che col tempo e vari aggiornamenti sarebbe cresciuto in maniera esponenziale. Questo non gli impedì di formare attorno a sé una comunità forte e dedicata che gli ha permesso di prosperare e di rimanere un titolo rilevante all’interno del panorama videoludico. Il motivo è presto detto: nonostante la scarsità di contenuti, Destiny era un gioco con grandissime potenzialità inespresse e tutte queste potenzialità hanno finalmente raggiunto il loro compimento in questo secondo capitolo.

Là dove il primo offriva una narrazione semivuota, confusa e poco coinvolgente, qua troviamo un racconto che finalmente ci prende per mano e ci porta là dove si trovano le emozioni, ci rende protagonisti di una storia e mette in scena momenti ricchi di pathos e vari nelle ambientazioni.

Certo, è tutto abbastanza semplice e non particolarmente originale dal punto di vista della narrazione, ma a puntellare la storia ci si mettono un comparto visivo che vi farà consumare il tasto per gli screenshot (Bungie metti una modalità foto!) e una colonna sonora impeccabile, grandiosa e degna di sedere allo stesso tavolo delle produzioni cinematografiche più blasonate.

Il pretesto narrativo è abbastanza classico: ogni cosa che avevamo nel primo capitolo viene distrutto da un violento e improvviso assalto da parte di una razza di bellicosi e potenti alieni chiamati Cabal: adesso tutto ciò che possiamo fare è mettere in atto una resistenza e recuperare ciò che è nostro, sconfiggendo il consueto cattivo di turno.

Tutta la parte relativa alla storia può agevolmente essere completata giocando da soli, ma ovviamente niente vi vieta di farlo con un amico. Fondamentalmente lo scopo della modalità storia è portaci per mano lungo i vari ambienti di gioco e darci un’infarinatura dei cambiamenti e l’equipaggiamento minimo necessario per affrontare le sfide che ci attenderanno una volta sconfitto il boss finale, in uno scontro che tutto sommato si rivela la parte più debole di un’ottima esperienza. Pur non brillando per originalità e per sfida, questa esperienza è comunque un gradevole antipasto per ciò che ci aspetterà dopo, quando con i nostri amici potremo lanciarci nelle arene del Crogiolo, ovvero gli scontri 4 vs 4 contro gli altri giocatori, o negli assalti in cooperativa.

Il cuore di Destiny 2 non è molto diverso da quello del suo predecessore

Ampie mappe in cui dobbiamo affrontare orde di nemici per poi passare allo scontro successivo e via fino al nemico finale della missione, che di solito richiede un bel po’ di colpi per andare giù. Purtroppo, dal punto di vista del level design ci si trova spesso di fronte a grandi corridoi, la cui monotonia è interrotta da qualche zona dove dobbiamo saltare col giusto tempismo, che ogni tanto si allargano in spazi enormi in cui finalmente possiamo muoverci per trovare la posizione migliore per far fronte alle ondate di nemici.

Riguardo a questi ultimi, sarà una rimpatriata tra facce note, visto che bene o male affronteremo le stesse razze di alieni che già conosciamo bene. Ciò che cambia è la struttura di ogni pianeta, adesso molto più aperto, ampio ed esplorabile.  Non saremo dunque più costretti a fare avanti e indietro fra i pianeti e la nostra astronave per cercare le varie missioni, ma potremo spostarci via terra, magari partecipando a qualche incarico temporaneo che incontreremo lungo la strada. L’impressione tuttavia è che, esclusi alcuni contenuti pensati per gruppi affiatati e di alto livello, tutto il gioco sia tranquillamente fattibile senza dover parlare assolutamente con nessuno. La componente più sociale è dunque sfumata, quasi del tutto assente, a favore di una maggiore accessibilità per tutti.

Per quanto riguarda i cambiamenti al gameplay e alle armi, ne avevamo già ampiamente parlato nella nostra anteprima. Adesso le uniche tre classi sono armi normali, a energia e pesanti: nelle prime due categorie rientrano pistole, fucili d’assalto, fucili da ricognizione, mitragliatrici e così via, mentre nella terza finiscono fucili da cecchino, a pompa, lanciamissili e letali quanto coreografiche spade in grado di annichilire ogni difesa.

Le classi sono sempre le stesse, ognuna con due specializzazioni e relative mosse speciali che ci permetteranno di eliminare ogni resistenza attorno a noi e mettere in seria difficoltà anche i nemici più grossi.

Tutto ciò si innesta su una base che è sempre stata la forza di Bungie, software house che — lo ricordiamo per chi avesse vissuto in una caverna  — ha creato e sviluppato Halo per molti anni: un ritmo e una meccanica degli scontri estremamente raffinata. E proprio Halo è forse la presenza più forte in questo nuovo Destiny che dalle avventure di Master Chief muta l’epica, gli spazi aperti e un approccio agli scontri non lineare.

Il risultato è un gioco che, pur prestando il fianco a una certa ripetitività, offre combattimenti sempre divertenti e appaganti a cui si mescolano il colpo di fino da 50 metri e il cazzottone in faccia all’alieno di turno, senza andare troppo per il sottile, lo scontro epico uno contro uno e scene in stile Mucchio Selvaggio in cui fare man bassa a colpi di fucile a impulsi.

Ogni arma ha la sua voce e, fidatevi, vorrete sentirle tutte

Adesso c’è da capire bene cosa fare dopo la campagna single player. Da quel che si può vedere la progressione del giocatore è estremamente veloce: in neanche una settimana di gioco intenso è possibile portare il proprio Guardiano al massimo livello possibile in questo momento. Certo, ci sono un sacco di cose da fare, ma l’impressione è che a breve ci vorrà qualcosa di nuovo per tenere occupate quelle frange di giocatori più estreme. In questo tipo di giochi la ripetitività è una costante, ma si rischia di arrivarci un po’ troppo presto.

Personalmente non ho molto apprezzato la gestione del Crogiolo, ovvero gli scontri tra giocatori. I match sono divertenti, la calibrazione fra le varie classi e le armi ottima, ma è assurdo che le modalità siano casuali, se voglio giocare soltanto Team Deathmatch devo poterlo fare.

Se Destiny era parte integrante del vostro dopocena probabilmente ci state giocando da giorni e siete già al livello massimo, se invece siete dubbiosi e magari l’esperienza vi aveva deluso sappiate che vi troverete finalmente di fronte a un prodotto completo, in grado di offrire ore e ore di emozioni e cose da fare. Non sarà lo sparatutto più originale in circolazione, ma sia da soli che con un gruppo di amici affiatati è una delle esperienze più interessanti di un 2017 che si sta rivelando decisamente grandioso dal punto di vista videoludico.


Fonte: WIRED.it