Lo ius primae noctis è esistito davvero?



(foto: Vasily Polenov [Public domain], via Wikimedia Commons)
Rispondendo a un indignato lettore di Libero il 19 settembre Vittorio Feltri ha scritto: “Personalmente sono contrario allo ius soli. Propenderei per lo ius primae noctis, molto più divertente se applicato a mio e anche tuo vantaggio, conoscendo le inclinazioni maschili. Mi rendo però conto che sarà difficile ottenerlo sia pure in forma blanda. Pazienza. La democrazia troppo spesso rende infelici”. Che al giornalista piaccia parlare della sua attività sessuale non è purtroppo una novità. C’è però da chiedersi se il riferimento allo ius primae noctis sia un semplice trucco da agitatore di lungo corso, o se veramente Feltri sia convinto che il bizzarro diritto sia mai esistito, così come invece sono esistite forme di ius soli a partire dal VI secolo a. C.

Col rischio di dare un brutto colpo a certe fantasie da caserma, vale la pena ribadire che Braveheart non è un documentario, e che lo ius primae noctis che conosciamo è uno dei più famosi e studiati miti del medioevo, accanto alla cintura di castità e alla convinzione che al tempo i dotti credessero alla Terra piatta.

Secondo la leggenda, lo ius primae noctis, detto anche meno esplicitamente droit du signeur (diritto del signore) avrebbe dato al signore feudale il diritto di passare la prima notte con ogni donna si sposasse nei suoi domini. Un primo indizio della natura mitica di questo diritto viene dalla letteratura del passato. Nell’epopea di Gilgamesh al tiranno è impedito l’esercizio dello ius primae noctis dall’intervento dell’eroe, Enkidu. Il filosofo Eraclide Pontico ha raccontato che a Cefalonia un re esercitava queste pretese fino a quando un uomo travestito da donna lo ha ucciso, diventando a sua volta signore dell’isola.

Molti altri esempi dimostrano che lo ius primae noctis era già in circolazione molto prima del Medioevo, ma tutti i riferimenti a questo tipo di usanze riguardano essenzialmente lavori di fiction: testi religiosi, epiche, racconti riferiti. Possibile che anche ius prime noctis medioevale derivi, almeno in parte, da questo topos?

Eppure è vero che dal medioevo sembrano arrivati fino a noi documenti dove lo ius primae noctis sembrerebbe appunto descritto come una forma di stupro istituzionalizzato. Il problema è che nessuna di queste scarne fonti ha retto però all’analisi degli storici. Per esempio, si cita una legge svizzera dava al signore il diritto di violentare la sposa a meno che nom gli fosse stata versata una sorta di tassa. Essendo la somma richiesta pienamente alla portata di un contadino, è difficile immaginare che si preferisse uno stupro pur di evitarla.

L’implicita minaccia da parte del signore ricordava a tutti chi comandava e quello che poteva permettersi, ma non c’era bisogno di passare dalle parole ai fatti. Un’altra fonte cita il re scozzese Evenio III, coevo dell’imperature Augusto, come colui che introdusse lo ius primae noctis. Mille anni dopo il diritto sarebbe stato abolito da Re Malcolm III. Peccato che Re Evenio III come molti altri sovrani scozzesi del periodo, non sia mai esistito.

Alla fine dell’Ottocento gli storici avevano cominciato a dubitare di questo tipo di storie e da allora molti libri hanno smontato pezzo per pezzo tutte le presunte prove della leggenda. Infatti, se effettivamente esercitata, una legge come lo ius primae noctis avrebbe dovuto lasciarsi dietro una scia di evidenze. Dove sono i figli illegittimi con sangue blu nati dalle prime notti? Cosa succedeva quando una coppia cercava di infrangere la legge? Come avrebbe fatto il sovrano a esercitare il suo diritto? Si recava lui stesso a casa degli sposi rischiando il linciaggio, o mandava qualcuno a prelevare la ragazza designata contando sulla spontanea collaborazione? Come nel caso della cintura di castità, è più facile parlarne che usarla realmente.

Bisognerebbe inoltre chiedersi perché questi signori avrebbero dovuto darsi tanta pena nell’imporre le proprie voglie con una specifica legge legata ai matrimoni. La loro posizione già garantiva libertà di stupro di ogni cortigiana, senza necessità di cercare altre vittime nella popolazione dei villaggi, magari malate e denutrite.

Secondo gli storici lo ius primae noctis medievale è quindi esistito essenzialmente in forma simbolica, in continuità con gli arcaici temi letterari che assegnavano questo privilegio al potente di turno. Anche i sottoposti del feudatario erano realmente convinti dell’esistenza di questo antico privilegio, ed era utile a ricordare al popolo che nessuno era libero. Non esistono tuttavia prove concrete di prime notti consumate dai nobili, che presumibilmente si accontentavano della tasse e della paura.

Come è possibile però che a distanza di secoli miti medievali come questo siano ancora così radicati nella cultura popolare? Una possibile risposta è che lo ius primae noctis, al pari della cintura di castità, è effettivamente un ingrediente narrativo in grado di aprire molte trame: da Le nozze di figaro, a 1984, da Braveheart a Le Cronache del ghiaccio e del fuoco non bisogna stupirsi se l’elemento continua a ritornare.

Ancora oggi il Medioevo evoca automaticamente ogni genere di barbarie, ma la cattiva fama di questo periodo storico è stata soprattutto costruita da autori rinascimentali che cercavano di esaltare la modernità a scapito dei secoli precedenti. Lo ius primae noctis, assieme alla Terra piatta e alla cintura di castità è così finita a colorare quel Medioevo immaginario, con buona pace per le scalmane dei vecchi opinionisti.


Fonte: WIRED.it