Il mondo è sempre più connesso, ma ancora in 2G



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Mentre qui si parla di FOMO (Fear of Missing Out), una fetta ancora troppo grande della popolazione mondiale resta fuori (per davvero). Mancanza di infrastrutture, ostracismo, talvolta incompetenza: il lavoro che aspetta la Broadband Commition, nata nel 2010 dall’International Telecommunication Union (ITU) e dall’Unesco per la promozione di politiche e pratiche d’inclusione per l’adozione della banda larga in tutto il mondo, è ancora tanto.

Il rapporto appena rilasciato dalla Commissione parla chiaro: ci sono 1.5 miliardi di persone in più che oggi utilizzano internet rispetto al 2010, ma il 52% della popolazione mondiale è ancora tagliato fuoriEntro la fine del 2017, si stima che saranno 3,58 i miliardi di persone online, pari al 48% della popolazione mondiale (con un aumento rispetto alle stime di fine 2016 di 180 milioni di individui).

L’accesso
Il divario resta ancora, terribilmente, lo stesso: le disparità economiche dettano ancora i limiti d’accesso alla rete, come aveva già evidenziato il rapporto ITU dell’anno scorso.  Anche se la crescita dei Paesi in via di sviluppo (in particolare dei Least Developed Countries) segna un incremento nell’accesso, è necessario distinguere tra la possibilità di collegarsi alla rete e quella di massimizzare e fruire a pieno della propria esperienza online. È la stessa ITU a citare uno studio condotto da Facebook che sottolinea un grande problema: la media su 75 Paesi in giro per il mondo era in grado di accedere a una connessione 2G.

Il che, in pratica, significa un’impossibilità di fruire decentemente di qualsiasi servizio online. Solo il 76% la popolazione del mondo conta su un segnale almeno 3G e solo il 43% delle persone sul 4G. Questo significa che, salvo dare loro la possibilità di migrazione a una potenza di segnale maggiore, la gran parte del pianeta è, si potrebbe dire, “sotto-collegato”.

La parola d’ordine per colmare questo divario — fatto di mancanza di infrastrutture, di compentenze e di politiche adeguate — è “inclusività”: senza investimenti che guardino alle aree rurali e non concentrino gli sforzi esclusivamente nelle zone più lucrative, la speranza di ottenere una distribuzione omogenea sul territorio è pari a zero. 

I numeri dei servizi
Il 62% della popolazione non online risiede (vedi tabella) nella regione Asia e Isole del Pacifico mentre la Cina vanta il mercato più ampio, con 700 milioni di utenti, seguita dall’India (355 milioni). Buttando un’occhiata ai social media, WhatsApp detiene lo scettro con 1,2 miliardi di utenti attivi al mese. Weixin e WeChat, in combinazione, hanno raggiunto il 938 milioni alla fine di marzo 2017 (crescita del 23% su anno). Anche YouTube ha superato il miliardo di utenti, mentre Google non rilascia aggiornamenti da quando la sua Gmail ha raggiunto la stessa quota, nel 2016. 

Capitolo Facebook: secondo i dati dell’azienda, a giugno 2017 erano 1,32 i miliardi di utenti attivi al giorno (di cui circa il 91% via cellulare). La percentuale di utenti quotidiani al di fuori degli Stati Uniti e del Canada continua aumenta lentamente, passando dall’84,5% a metà del 2016 a 85,8% a marzo 2017. Gli utenti attivi mensili invece hanno superato i 2 miliardi il 27 giugno 2017 (erano 1,71 miliardi nello stesso mese del 2016).

Operatori e applicazioni
I dati d’uso di queste applicazioni non stanno lì solo a far numero: quello che ITU descrive infatti, è un’interessante relazione tra gli operatori e le app digitali. Se per decenni infatti hanno potuto giocare sulle tariffe voce e SMS, adesso gli operatori devono fare i conti con la vera rivoluzione dell’ultimo decennio, cioè le applicazioni: servizi come Facebook, Google, Instagram, KakaoTalk, LINE, Segnale, Skype, Snapchat, Threema, Viber, WhatsApp e WeChat hanno trasformato il modo in cui la gente costruisce le comunità e cerca informazioni, contribuendo preziosamente a settori come salute, educazione, finanza e divertimento”, si legge nel rapporto. Con un impatto socioeconomico sulla digitalizzazione e sull’utilizzo del Internet stesso non indifferente.

Ora: nonostante la richiesta del pubblico, molti operatori ne hanno impedito la crescita, chiedendo ai regolatori “stesse norme per lo stesso servizio”. Ma il servizio di operatori di telecomunicazioni e fornitori di singoli servizi, dice l’ITU, non è affatto lo stesso. Il lavoro degli operatori è legato all’accesso generale che trae giovamento dall’arricchimento dell’esperienza generato dalle singole applicazioni. Anche perché, sottolinea l’organismo internazionale, le persone vogliono contenuti, ed è per quello che sono disposti a pagare la fornitura dell’operatore. La differenza tra i due soggetti risulta lampante nei casi di emergenza: gli operatori sono in grado di intercettare subito l’identità e posizione della persona che ha bisogno d’aiuto e collegarla con la persona più vicina in grado di fornire assistenza, proprio grazie all’infrastruttura di cui sono in possesso. Non si può dire altrettanto per i servizi online.

Connessione fissa e case smart
L’internet domestico mostra forti disparità d’accesso, con tassi di connettività variabili del 18,0% per Africa e l’84,2% per l’Europa, nel 2017. Per quanto riguarda il numero di case intelligenti o dotate di dispositivi che possono essere controllato in remoto da smartphone o computer, in Europa e in Nord America, hanno raggiunto 17,9 milioni nel 2015 (circa 12,7 milioni le case intelligenti erano situate in Nord America). Il numero è destinato a salire a 46,2 milioni di 2020, ma il mercato europeo è due o tre anni dietro a quello nordamericano in termini di penetrazione e maturità.

Connessione mobile
Una crescente percentuale di utilizzo della rete avviene tramite dispositivi mobili: le previsioni dell’agenzia media Zenith stimano che nel 2016 il 71% di tutto il consumo internet sia avvenuto tramite il cellulare, che rappresenterà i tre quarti del totale entro il 2017, con un numero crescente di consumatori in tutto il mondo che accedono alla web su smartphone e tablet.
Per quanto riguarda la telefonia mobile, c’erano 4.79 miliardi di abbonati mobili unici dalla fine 2016 secondo GSMA Intelligence (GSMAi). Quest’anno, gli abbonati hanno superato i 5 miliardi. Secondo Ericsson (2017) il traguardo è già stato superato: stima 5,2 miliardi di abbonati mobili.

Secondo Deloitte (2017) entro la fine del 2017 il 40% di possessori di smartphone e tablet userà l’autenticazione con impronta digitale, mentre il 5% il riconoscimento facciale, vocale, o dell’iride.

Altri dati
Alcuni parametri forniti dal ricco rapporto: il numero degli uomini supera quello delle donne in termini di uso della rete in tutte le regioni del mondo. Il divario di genere sarebbe in aumento, con particolare riferimento ai Paesi in via di sviluppo.

La media globale di velocità di rete invece, è di 7,2 Mbps: la Corea del Sud si conferma, in linea con altri dati usciti recentemente, il Paese con la connessione più veloce, con 28.6 Mbps. La Nigeria invece, quello con la resa peggiore, con un andamento di 1,5 Mbps.


Fonte: WIRED.it