Trump ha preso una decisione sull’accordo nucleare con l’Iran. Ma non dice quale



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Durante il suo esordio all’Onu del 19 settembre, il presidente americano Donald Trump aveva espresso malumori in merito all’accordo con l’Iran, definendolo imbarazzante, ribadendo quelle perplessità per le quali aveva ne chiesto, lo scorso aprile, una revisione.

Ora Trump ha deciso di essere giunto a una soluzione, senza però dire quale. Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ha incontrato ieri sera i paesi del Consiglio di sicurezza Onu con diritto di veto e il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, a cui ha anticipato che il presidente ha deciso come rivedere l’accordo, in scadenza il 15 ottobre, senza però lasciare trapelare informazioni.

Un accordo siglato a Losanna il 2 aprile 2015 e accolto dal mondo come un gesto di distensione a suo modo storico perché, ormai da tempo, la comunità internazionale temeva che l’Iran avesse un programma per lo sviluppo di armi nucleari, possibilità che il governo di Teheran ha sempre negato. Prevede diverse condizioni, tra le quali l’impegno dell’Iran a ridurre il numero di centrifughe, comprese quelle per l’arricchimento dell’uranio al cui proposito ha accettato anche una serie di limitazioni.

Inoltre Teheran si è impegnata a garantire e non ostacolare le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

In cambio il patto ha sancito l’alleggerimento di tutte quelle sanzioni inflitte all’Iran per il capitolo nucleare.

Ora è tempo di cambiare. Trump ha incassato il supporto del presidente francese Macron, convinto che la scarsa stabilità iraniana obblighi a perfezionare o, in qualche modo, a rivedere l’accordo.

Di parere contrario l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri, Federica Mogherini, secondo cui il patto funziona, l’Aiea ne certifica periodicamente l’efficacia e un accordo non appartiene a uno specifico paese ma alla comunità internazionale.

Non è ancora nota la posizione delle altre nazioni che si sono adoperate per il trattato al cui tavolo, oltre agli Usa e alla Francia, erano sedute anche Cina, Regno Unito, Russia e Germania (quest’ultima senza potere di veto all’Onu). Teheran, nel commentare la presa di posizione Usa, ha ribadito di non volere accettare nuove condizioni e i cambiamenti della politica estera americana.


Fonte: WIRED.it