WikiLeaks, ecco come la Russia controlla i propri cittadini

WikiLeaks, ecco come la Russia controlla i propri cittadini



Sono 34 i documenti che svelano (in parte) come il Cremlino è in grado di sorvegliare i cittadini, utilizzandone i dati delle telefonate fatte da cellulare e i dati di navigazione sul web. Soluzioni create e fornite da Peter-Service, azienda nata per supportare le Telco nel processo di fatturazione e che, con il passare degli anni, è diventata un gigante con più di 1.200 dipendenti presente in Russia e nella Comunità degli Stati indipendenti, la confederazione nata nel 1991 che comprende 9 delle 15 repubbliche di quella che era la cintura dell’Unione sovietica. Una pubblicazione che avviene all’indomani della proposta del fondatore di WikiLeaks Julian Assange di rendere note le prove dell’estraneità della Russia nelle elezioni americane (e le continue accuse all’organizzazione di essere filosovietica).

I documenti sono stati analizzati in anteprima da Repubblica che, nello scrivere dell’argomento, ha evidenziato come non sia del tutto clamoroso che un’azienda nata per fornire soluzioni amministrative nel comparto delle telecomunicazioni si sia convertita a pratiche più invasive. Avere accesso ai metadati delle telefonate è una fonte preziosa: conoscere numeri chiamati, luogo e durata delle conversazioni, identificativo del dispositivo (Imei) e identificativo dell’utente di telefonia mobile (Imsi) sono dati che, opportunamente incrociati, possono rivelare informazioni dettagliate utili anche alle forze governative.

Peter-Service, tramite la tecnologia Drs (Data Retention System) per l’archiviazione dei dati generati dal traffico telefonico, permette alle agenzie di stato russe di accedere alle informazioni desiderate, altrettanto fa con lo strumento proprietario Tdm (Traffic Data Mart) utilizzato per conservare i dati delle navigazioni sul web.

Il potenziale delle tecnologie rese disponibili da Peter-Service è in grado di gestire fino a 500 milioni di comunicazioni al giorno, a cui vanno ad aggiungersi le informazioni raccolte dal Sistema operativo Rozysknych Meroprijatij (Sorm) che la Russia ha varato nel 1995 e che, grazie a leggi confezionate successivamente, obbliga i provider attivi sul territorio a dotarsi di strumenti che rendano controllabili, in nome della sicurezza nazionale, le attività sul web dei cittadini, fino alle transazioni con le carte di credito.

Anche se a una prima lettura si può credere che la raccolta dei metadati telefonici sia poco invasiva, è opportuno ricordare che nel 2016 alcuni ricercatori della Stanford University hanno pubblicato uno studio svolto grazie ai dati messi a disposizione da 823 volontari, ricavandone informazioni anche sullo stato di salute, sull’appartenenza religiosa e persino sui cicli di sonno.


Fonte: WIRED.it