Per qualcuno la realtà virtuale non è un buon affare

Per qualcuno la realtà virtuale non è un buon affare



Nonostante la maggior parte degli esperti continui a ritenere la realtà virtuale social (ovvero la possibilità di collegarsi con i propri amici in un ambiente digitale condiviso) l’applicazione fondamentale per la diffusione di un mercato segnato da una crescita ancora molto lenta, le difficoltà stanno colpendo tutti gli operatori del settore, tra cui una delle prime startup a puntare sulla cosiddetta “social VR”: AltspaceVR

Fondata nel 2013 in California, la compagnia ha deluso le aspettative dei suoi 35mila utenti mensili annunciando la chiusura definitiva sul finire di luglio (salvo fare marcia indietro a metà agosto, dichiarando che, almeno per qualche tempo, le attività sarebbero “limitatamente proseguite”). AltspaceVR sì è così aggiunta a una schiera di startup attive nel campo della realtà virtuale (anche ma non solo “social”) che stanno facendo i conti con investitori sempre meno disposti a puntare su questo mercato. 

Nel caso di Altspace, i 15 milioni di dollari raccolti nel tempo si sono prosciugati molto prima che la startup riuscisse a crescere a sufficienza e, adesso, solo il possibile ingresso in campo di Palmer Luckey, il fondatore di Oculus, potrebbe rovesciare una situazione che sembra segnata. 

Ma se la realtà virtuale social continua a essere considerata un settore promettente, perché gli investitori si stanno tirando indietro? Una delle ragioni potrebbe essere il lancio di Facebook Spaces, piattaforma VR (attualmente disponibile in versione beta) del più importante social network del mondo. La decisione di Mark Zuckerberg di scommettere su questo mercato ne conferma le potenzialità, ma allo stesso tempo rischia di rendere sovrabbondanti le nascenti piattaforme rivali (come appunto Altspace), oltre ad aver vanificato le loro speranze di essere acquisiti. E così, si stanno vanificando anche i soldi degli investitori.