Agcom: le telecomunicazioni tornano a crescere dopo 10 anni, sorpasso dati su voce

Agcom: le telecomunicazioni tornano a crescere dopo 10 anni, sorpasso dati su voce



Di inflazione non si può parlare. Non al telefono. I prezzi al supermercato aumentano costantemente, ma il settore delle telecomunicazioni è in controtendenza. I costi per gli utenti si riducono: per le telefonate, per l’acquisto dei telefoni e anche per le connessioni. Ma il segno meno, che supera il 5 per cento, non deve ingannare. Gli affari per le compagnie telefoniche – secondo il rapporto annuale dell’Agcom – non sono in picchiata. Anzi, c’è addirittura un aumento dei ricavi. Raggiunge a malapena lo 0,2 per cento, ma è comunque un segnale incoraggiante. L’aumento della spesa per il “mobile” e in particolare per le connessioni sono il vero tesoretto per i gestori: un 2,4 per cento in più che compensa la perdita del 2 per cento fatta registrare dalle telecomunicazioni fisse. La politica di marketing delle compagnie, dunque, funziona: si abbassano i prezzi ma i cittadini spendono molto di più. E di conseguenza i ricavi aumentano. Ma chi è che spende di più? Le famiglie e gli utenti singoli, che nel 2016 hanno versato 11,53 miliardi alle società telefoniche. Si riduce, invece, la spesa per gli affari: 2,37 miliardi, con un calo dell’1,2 per cento. Il vero crollo, comunque, è quello della telefonia fissa: per il cosiddetto “traffico voce” il giro di affari si è ridotto dell’11,9 per cento.  

Nel rapporto dell’Autorità garante per le comunicazioni, presentato oggi a Montecitorio, un capitolo è dedicato al mercato dei media. «La stampa - dice l’Agcom - è il settore che evidenzia i segnali di maggiore sofferenza». I ricavi complessivi, nel 2016, sono calati del 6,6 per cento, con una riduzione maggiore dei ricavi pubblicitari del -7,7 per cento, rispetto a quelli derivanti dalla vendita delle copie, che ha fatto registrare un meno 6 per cento. «Si evidenziano le difficoltà degli editori a valorizzare il prodotto tradizionale nel mondo digitale – sottolinea il garante - Le copie digitali, che costituiscono circa il 12 per cento di quelle vendute, rappresentano solo il 6 per cento dei ricavi, perché il rapporto tra ricavo medio unitario per copia digitale e cartacea risulta ancora molto basso». 

Nella sua relazione al Parlamento, il Garante per le comunicazioni sollecita una norma contro le “fake news”. «Depone a favore di un intervento normativo la preoccupazione per l’eccessivo potere delle piattaforme online», sostiene il presidente dell’Authority, Angelo Marcello. «Ci si chiede, infatti, come sia possibile fidarsi della promessa dei colossi del web di sviluppare algoritmi finalizzati a rimuovere le informazioni false e virali se questi stessi colossi sono anche i principali “utilizzatori” dell’informazione gratuita sui motori di ricerca. Sembra legittimo dubitare che, in assenza di un controllo esterno e terzo, questi operatori siano disponibili a sacrificare i ricchi introiti pubblicitari a favore di costi per il contenimento dei danni in reputazione».  

Ultimo capitolo quello dedicato alla televisione. Gli incassi superano gli otto miliardi e la crescita del 7 per cento è anche dovuta al canone in bolletta. La classifica dei ricavi vede ancora al primo posto Sky Italia. È sua, nonostante una leggera riduzione, la quota maggiore degli incassi. La Rai segue conquistando quasi il trenta per cento del totale, mentre Mediaset ottiene la medaglia di bronzo con il 28 per cento. Alla Rai, che quest’anno realizza la performance migliore degli ultimi anni, l’Agcom chiede maggiore trasparenza nella gestione delle risorse. «Occorre rendere trasparente il valore (pubblico) economico e qualitativo delle linee editoriali. Sarà importante definire con chiarezza la base su cui Rai dovrà operare, sia nei servizi/prodotti verso i consumatori che pagano il canone (servizio pubblico in affidamento), sia rispetto alle attività commerciali ed editoriali svolte nel mercato libero».