La Corea del Nord testa la bomba H e gli Usa minacciano azioni militari



La foto della Korean Central News Agency ritrae Kim Jong-un insieme a quella che dovrebbe essere per il regime una bomba all’idrogeno (Foto: Korean Central News Agency)

La Corea del Nord ha comunicato di avere eseguito il sesto test nucleare dal 2006 a oggi, la novità risiede nell’ostentata e per il momento non comprovata capacità di montare un’arma a idrogeno su un missile a lungo raggio, i cosiddetti missili balistici intercontinentali (Icbm).

Il segretario alla Difesa Usa Jim Mattis hanno annunciato una “risposta militare massiccia” se gli Stati Uniti si sentissero minacciati, estendendo la definizione di minaccia anche a Guam, con il presidente Donald Trump convinto che con Pyongyang quella del dialogo sia un’alternativa fallimentare. Mattis ha ribadito che Washington non vuole annientare la Corea del Nord ma ha gli strumenti per farlo, alzando così il livello della tensione.

La tv di stato nordcoreana Kctv ha annunciato l’esito del test, già chiaro per via del sisma di magnitudo 6.3 – registrato dall’Istituto geologico Usa Usgs – che l’ordigno atomico ha sprigionato, seguito poi da un’altra scossa di 4.2, molto probabilmente conseguenza dalla prima e non frutto di un secondo test.

Ci sono anche dubbi sul fatto che si sia trattato davvero di una bomba a idrogeno, Usa e Corea del Sud sono propensi a credere all’impiego di una bomba atomica potenziata. Una bomba a idrogeno, detta anche bomba H, si basa sulla fusione di nuclei di atomi leggeri mentre la bomba atomica usa il principio inverso.

Le bombe H liberano elevate quantità di energia ma, per detonare, hanno bisogno dell’esplosione di un ordigno atomico.

Un’accoppiata che la Corea del Nord dice di essere riuscita a formare, una manciata di giorni dopo avere annunciato di essere riuscita a miniaturizzare una bomba atomica per essere installata su un missile a lunga gittata (Icbm).

Al di là del clima di incertezza, l’affronto del regime nordcoreano è stato biasimato con fermezza dalla Corea del Sud che ha chiesto agli Usa più armi e all’Onu più sanzioni contro Pyongyang. Dure critiche sono arrivate anche dal Giappone per voce del premier Shinzo Abe, mentre il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin hanno sostenuto che l’atteggiamento nordcoreano debba essere affrontato subito, concordando sulla necessità di denuclearizzare l’intera penisola e di monitorare la situazione ma escludendo le opzioni militari.

Durante le ore successive al test, la Corea del Sud ha fornito alcuni dettagli, indicando nell’onda rilasciata dal test, la più potente di sempre; 11 volte superiore a quella del quarto test e fino a 6 volte superiore a quella del quinto, entrambi svolti nell’arco del 2016 quando Pyongyang ha provato un ordigno di 10 chilotoni (un chilotone equivale a 1.000 tonnellate di tritolo).

Già durante la mattina di ieri si è riunito un vertice alla Casa Bianca e, durante la serata, è arrivata la condanna dell’Onu che ha definito “il test nucleare profondamente destabilizzante” , convocando per oggi il Consiglio di sicurezza.

L’escalation sta raggiungendo livelli di guardia, soprattutto da quanto la Corea del Nord ha annunciato di essere in grado di installare ordigni nucleari sui missili a lungo raggio (Icbm), ossia quelli con una gittata superiore ai 5.500 chilometri, dato che non deve ingannare perché le reali portate possono essere di gran lunga superiori e vengono di norma limitate da accordi internazionali. Per rendere meglio l’idea, il missile Atlas, utilizzato dalla Nasa tra il 1958 e il 1965, era in grado di coprire una distanza di 18.500 chilometri.


Fonte: WIRED.it