Dieselgate, “VW aveva un’area segreta per testare i diesel truccati”. La Germania discute di class action

Dieselgate, “VW aveva un’area segreta per testare i diesel truccati”. La Germania discute di class action



Volkswagen aveva una sorta di Area 51, la segretissima zona militare situata nel deserto del Nevada. Solo che quella del colosso tedesco si sarebbe trovata a due passi dal quartier generale di Wolfsburg. È in questa zona, accessibile a pochi, che fra il 2006 ed il 2008 i “cospiratori del dieselgate” avrebbero testato e messo a punto il software che ha innescato lo scandalo. Bloomberg riferisce di aver raccolto le testimonianze di persone a conoscenza dei fatti. Dell’esistenza di questo sito, per il quale valevano procedure di sicurezza particolari, avrebbero saputo in pochi. Tanto che gli “ordinari” pass riservati anche ai top manager non sarebbero stati sufficienti per avere diritto all’ingresso.  

Volkswagen non ha voluto commentare la rivelazione dell’agenzia. In parte comprensibilmente, visto che dopo due anni di indagini è la prima volta che si parla di questo sito. Se confermata, l’esistenza di un’area top secret adibita a test “proibiti” aprirebbe il campo a nuove speculazioni su chi sapeva che cosa e da quando. Nell’ambito del dieselgate, proprio nei giorni scorsi è scattata la prima condanna: un ex ingegnere di origini indonesiane, Robert James Liang , dovrà scontare 40 mesi negli Stati Uniti. Sempre Oltreoceano è in carcere Oliver Schmidt, che per alleggerire la propria posizione ha ammesso gli addebiti ed ora rischia “solo” fino a 7 anni di galera. In Germania è sempre detenuto un ex ingegnere italiano di Audi, Giovanni Pam io, l’unico arrestato nell’ambito delle tre distinte inchieste tedesche nel paese. 

Per il gruppo rischia intanto di aprirsi un nuovo fronte “interno”. Il dieselgate è entrato del dibattito sulla campagna elettorale (il voto federale è in programma il 24 settembre) ed il candidato socialdemocratico Martin Schulz ha incalzato Angela Merkel sulle class action. Il disegno di legge del ministro della giustizia Heiko Maas (Spd) che facilita le azioni legali collettive delle quali potrebbero beneficiare i clienti del gruppo viene “boicottato” dal partito della cancelliera, la Cdu, e dal suo alleato bavarese, la Csu. Anche Merkel, arrabbiata e delusa dal comportamento dei costruttori che ha sempre sostenuto anche a livello europeo, in particolare quando si trattava di evitare limiti troppo restrittivi sulle emissioni, è d’accordo sulle class action.  

Ma così com’è, la bozza non piace e, casualmente, fino alle elezioni non ci sono i tempi tecnici per una sua modifica ed approvazione. Le case automobilistiche tedesche devono insomma pazientare “contrite” fino alla chiusura delle urne. Poi le emergenze diventeranno altre. Tuttavia, un ex ministro degli interni dei liberali (Fdp), l’avvocato Gerhart Baum, non solo ha bacchettato come “folle” l’atteggiamento del governo sulle class action, ma ha annunciato una nuova ondata di cause: 5.000. Altrettante sono già pendenti nei tribunali (i querelanti si sono finora visti dare ragione solo nel 20-25% dei casi) e lo stesso studio legale dell’ex ministro rappresenterebbe in collaborazione con altri avvocati circa 20.000 clienti di Volkswagen in Germania e 100.000 nei Paesi Bassi. 

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