Linee telefoniche via cavo - Vodafone Business - J@M excellent partner Vodafone

La voce viene trasportata su doppini di rame sfruttando le Multifrequenze

• 20 Hz, acustica – Minima frequenza udibile dall’uomo.
• 50 o 60 Hz, elettromagnetismo – La frequenza della normale corrente alternata fornita dalle prese elettriche.
• 261,625 Hz, acustica – La nota musicale DO centrale.
• 400 Hz, aereo – La frequenza della corrente alternata utilizzata in ambito aeronautico e utilizzata sugli aerei.
• 440 Hz, acustica – Il LA usato per accordare gli strumenti musicali.
• 740 kHz, elettronica – La velocità di clock del primo microprocessore commerciale, l’Intel 4004 (1971).
• 1 a 8 MHz, elettronica – la velocità di clock dei primi personal computer.
• da 88 a 108 MHz, elettromagnetismo – Frequenza delle trasmissioni radio in FM.
• da 2 a 4 GHz, elettronica – La velocità di clock degli ultimi microprocessori.
• 460 THz, elettromagnetismo – Frequenza della luce rossa
• 30 PHz, elettromagnetismo – Raggi X – Luminosità attraverso l’intensità
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La rete che collega assieme i telefoni viene detta “Rete telefonica commutata pubblica” (PSTN). In Italia viene utilizzato l’acronimo RTG, per “Rete Telefonica Generale”.

Le linee telefoniche fisse sono composte da una coppia di cavi di rame che formano un circuito tra l’abbonato e la centrale dell’abbonato.
Le centrali dei vari operatori telefonici sono interconnesse tra loro, mettendo così in comunicazione i propri abbonati permettendo la comunicazione mittente –destinatario.

In concetto economico, l’interconnessione tra i vari operatori telefonici mondiali, tutti interconessi tra loro, permettendo le connessioni anche a livello internazionale-mondiale, genera una dogana di passaggio, un costo di interconnessione, ovvero per poter accedere al telefono del destinatario viene chiesto una “fee” d’ingresso, il costo della telefonata.

Ogni doppino di rame viene attestato ad un armadio, ubicato sulla sede stradale, o ad una scatola che può essere su palo o fissata a muro. Dalla scatola parte un vero e proprio cavo multicoppia,
Tecnicamente tali attività di raccolta delle utenze sono definite Stadio di Linea (SL) (le torrette poste in strada),

Stadio di Gruppo Urbano (SGU) (tipicamente la “vera” centrale telefonica) oppure uno

Stadio di Gruppo di Transito (SGT) (tipicamente armadi di commutazione posti in strada).

Il doppino di rame è attorcigliato per aumentarne la schermatura verso i disturbi e porta una tensione di alimentazione in corrente continua sufficiente per fornire alimentazione ai dispositivi telefonici dal lato utente. L’alimentazione sui circuiti di telefonia è generalmente ridondante, in modo da garantire il più possibile che in caso di mancanza di corrente elettrica il telefono possa funzionare ugualmente, a tale scopo le centrali sono anche munite di appositi accumulatori che si attivano in caso di black-out

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Nel 1871 assieme ad altri co-finanziatori italiani riuscì a fondare la Telettrofono Company, e ad ottenere per la sua invenzione solo un brevetto temporaneo da rinnovare ogni anno al prezzo di 10 dollari (e che sarebbe riuscito a rinnovare solo fino al 1873).

Provò a proporre la sua invenzione ad una compagnia telegrafica di New York, ma le potenzialità dell’invenzione non furono intuite.
Si pensa che Alexander Graham Bell.

abbia visto i progetti di Meucci, poiché il 7 marzo 1876 depositò il brevetto. Meucci non avendo i 10 dollari di rinnovo vide decadere l’esclusività del suo progetto.
Meucci intentò causa, ma la perse, secondo il giudice che emise la sentenza nel 1887, Meucci avrebbe infatti inventato un telefono meccanico, mentre quello oggetto del brevetto di Bell era elettrico. Solo l’11 giugno 2002 il Congresso degli Stati Uniti avrebbe riconosciuto il contributo di Meucci nell’invenzione del telefono.

Ma la soluzione che si diffuse fu quella di Alexander Graham Bell, da cui prese il nome la Bell Telephone Company, la prima grande impresa telefonica della storia

E’ molto probabile che la prima comunicazione “interurbana” sia stata fra New York e Boston nel 1884.

Per molti anni il nuovo strumento di comunicazione a livello casalingo rimase il privilegio di pochi. Solo dopo la prima guerra mondiale la situazione cominciò a cambiare . Fino al 1950 la diffusione del telefono era molto limitata, infatti era considerato normale usare il telefono solo occasionalmente, da un “posto pubblico”, o da una cabina, o dal luogo di lavoro (se e quando era consentito). Anche dieci o venti anni dopo la maggior parte delle famiglie italiane non aveva il telefono in casa.

Nel 1925 c’erano 130.000 telefoni in Italia. Arrivarono a 500.000 nel 1940, a un milione nel 1951. Anche negli anni della crescita economica la diffusione del telefono non aumentava molto velocemente. Solo nel 1967 si superarono i 5 milioni, nel 1976 i 10, nel 1988 i 20 milioni di linee fisse, mentre stavano cominciando a diffondersi, anche se in numeri ancora piccoli, i telefoni cellulari.